GLI ABRUZZESI CREDONO DI MENO NEL FUTURO

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SEGNALI DALLA RELAZIONE DELLA BANCA D’ITALIA SULL’ECONOMIA REGIONALE

16 GIUGNO 2012 – Profondo rosso nella congiuntura economica abruzzese, pur dopo dei minimi segnali di ripresa dell’anno scorso. Il bilancio che la Banca d’Italia ha presentato giovedì all’Aquila tramite il diretto dott. Luigi Bettoni, deve tener conto di tutta la profonda crisi a livello nazionale e delle specificità regionali. Tra queste, occorre considerare che solo le imprese che cercano di rivolgersi ai mercati esterni riescono a fronteggiare il ripiegamento che pervade tutti i settori. La relazione di sintesi, che pubblichiamo per intero, è molto chiara:

 In Abruzzo, al pari di quanto registrato per l’intera nazione, la ripresa dell’attività produttiva registrata a partire dal 2010 ha progressivamente perso slancio nel corso del 2011, in relazione al rallentamento dell’economia mondiale e all’acuirsi della crisi dei debiti sovrani in Europa.

Nella media dell’anno, la produzione industriale ha continuato a espandersi, pur se a un ritmo inferiore a quello dell’anno precedente, grazie alla tenuta dell’export nei principali settori di specializzazione. Le vendite all’estero sono cresciute del 14,7 per cento, trainate soprattutto dal settore dei mezzi di trasporto, che ha determinato oltre il 60 per cento dell’incremento complessivo, recuperando i livelli di export precedenti la crisi. Per le imprese del made in Italy le esportazioni si collocano invece ancora su livelli ampiamente inferiori a quelli raggiunti nel 2008.

Le recenti indagini della Banca d’Italia sulle imprese manifatturiere confermano il legame tra presenza sui mercati internazionali e performance aziendale. Anche in Abruzzo, le imprese che in risposta alla crisi hanno adottato strategie di internazionalizzazione hanno segnalato in media risultati migliori. Tra il 2007 e il 2011, circa il 20 per cento delle imprese intervistate è stato presente all’estero mediante società controllate o propri stabilimenti, un dato in linea con la media nazionale e pari a circa il doppio del livello registrato nel Mezzogiorno.

Nell’ultima parte dell’anno, i segnali di peggioramento del quadro macroeconomico e l’incertezza sull’evoluzione delle condizioni di mercato hanno spinto le imprese a ridimensionare i piani produttivi e di investimento.

Nel settore delle costruzioni, nonostante lo stimolo proveniente dagli interventi di ricostruzione nell’area colpita dal terremoto, la produzione ha registrato un ulteriore calo. Nel comparto privato, l’attività è stata frenata dalla perdurante flessione delle compravendite di immobili e, per l’edilizia non residenziale, dal ristagno degli investimenti delle imprese.

La debole dinamica del reddito e le condizioni penalizzanti del mercato del lavoro hanno inciso negativamente sui consumi degli abruzzesi, in particolare su quelli di beni durevoli, diminuiti in maniera più marcata rispetto alla media nazionale. Negli ultimi anni le famiglie abruzzesi hanno inoltre visto ridursi sensibilmente il tasso di crescita della propria ricchezza netta.

Nell’ambito del terziario, la ripresa dei flussi turistici in arrivo nella regione, seguita alla brusca caduta registrata nel 2009, è proseguita anche nel 2011, seppur a ritmi più contenuti rispetto all’anno precedente. Gli indicatori disponibili mostrano al contrario un calo dell’attività nel settore del trasporto di merci.

L’occupazione è mediamente cresciuta nell’anno ma ha mostrato un marcato rallentamento negli ultimi mesi del 2011, accentuatosi nel primo trimestre dell’anno in corso. Seppure in riduzione, rimane storicamente elevata la quota degli occupati che, avendo fruito dei trattamenti della Cassa integrazione guadagni, non contribuisce effettivamente all’attività produttiva.

Dall’inizio della crisi il tasso di occupazione è aumentato per la popolazione di età più avanzata, anche per effetto del progressivo innalzamento dell’età di pensionamento; si è invece significativamente ridotto per i più giovani. Il tasso di disoccupazione si è allineato alla media nazionale nel complesso del 2011, rimanendo ancora elevato tra la popolazione giovanile. Ha registrato un forte rialzo nelle rilevazioni effettuate dall’Istat nei primi mesi dell’anno.

Le evidenze raccolte in uno specifico approfondimento incluso nel rapporto mostrano come i giovani abruzzesi abbiano negli anni conseguito un grado di istruzione tra i più elevati in Italia. In particolare, i tassi di abbandono degli studenti risultano inferiori alla media nazionale. Il rendimento scolastico, misurato sulla base di test comparabili condotti su tutto il territorio nazionale, appare nel complesso soddisfacente, in linea con la media del Paese ma nettamente superiore a quello del Mezzogiorno. I livelli di apprendimento risultano inoltre abbastanza omogenei tra gli studenti e i diversi istituti scolastici. Anche in Abruzzo, la quota di giovani che non lavorano e non sono impegnati in attività di studio o formazione (NEET) è aumentata negli ultimi anni, in particolare tra i giovani diplomati, ma rimane inferiore al dato medio nazionale.

Il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti bancari, dopo essere aumentato nel corso dell’anno, è diminuito nell’ultimo trimestre del 2011, attestandosi a dicembre all’1,9 per cento.

I finanziamenti alle famiglie hanno rallentato, registrando un incremento dell’1,0 per cento, dal 4,4 per cento del 2010; il tasso di crescita dei mutui per l’acquisto di abitazioni è sceso dal 6,3 per cento del 2010 al 3,9 per cento. Il grado di indebitamento delle famiglie abruzzesi è cresciuto nell’ultimo decennio, ma si posiziona al di sotto della media nazionale. Il basso livello dei tassi di interesse ha concorso a limitare il grado di vulnerabilità finanziaria delle famiglie.

Il tasso di crescita dei prestiti è diminuito per le imprese di piccola dimensione, che a dicembre hanno fatto registrare una contrazione dell’1,3 per cento. I prestiti alle grandi imprese sono invece cresciuti del 3,5 per cento, dopo il calo dell’1,9 per cento registrato nel 2010. La dinamica degli aggregati creditizi ha riflesso sia la minore domanda di fondi da parte delle imprese per il finanziamento degli investimenti sia la maggiore cautela delle banche nell’erogazione dei prestiti, in un contesto di accresciute tensioni sui mercati finanziari.

Nella media del 2011, il tasso di ingresso in sofferenza è diminuito al 2,5 per cento (4,1 per cento nel 2010), pur mantenendosi ancora elevato nel confronto con il valore medio nazionale e superiore ai livelli pre-crisi (nel 2007 era pari all’1,6 per cento). L’incidenza delle nuove sofferenze sui prestiti alle famiglie è rimasta su valori pressoché stabili (all’1,4 per cento); per le imprese è diminuita (dal 5,2 al 3 per cento), con l’eccezione del comparto delle costruzioni, dove si è registrato un incremento.

I depositi delle famiglie consumatrici si sono ridotti nel 2011 dello 0,3 per cento (erano cresciuti dello 0,8 per cento nel 2010). Lo scorso anno, le famiglie hanno aumentato gli investimenti in titoli di Stato e hanno ridotto gli acquisti di obbligazioni private, azioni e quote di fondi comuni.

Alla fine del 2010, quasi la metà delle disponibilità finanziarie delle famiglie abruzzesi risultava costituita da contante, depositi bancari e risparmio postale, un peso superiore alla media del Paese e in aumento rispetto agli anni precedenti la crisi. “

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