SCENE DA UNA BUFERA SULLE CINQUE MIGLIA

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28 FEBBRAIO 2012 – Scene apocalittiche sono state raccontate dalle persone che transitavano ieri lungo la SS 17 poco prima delle ore 13. L’avv. Andrea Liberatore a stento ha fatto in tempo a tornare verso Sulmona dopo che, al termine della giornata di udienza, si dirigeva verso Castel di Sangro: “La neve era proiettata con violenza inaudita contro i finestrini e si ghiacciava dopo pochi istanti: quindi era impossibile vedere cosa succedesse attorno. Il vento letteralmente faceva ondeggiare l’auto anche se stava ferma e il rumore dell’aria diventava quasi assordante”.

Dai cumuli di neve tagliati ai bordi della strada dalle turbine due settimane fa si levavano mulinelli che hanno reso impossibile vedere a pochi metri di distanza. Un interessante reportage, anche fotografico, di Claudio Lattanzio sui mezzi proiettati fuori della carreggiata e sulle raffiche di bufera è pubblicato su “Il Centro” di oggi.

Non è andata meglio all’avv. Mario Di Felice, pure in transito per Castel di Sangro, che ha scelto di percorrere la strada del Bosco di Sant’Antonio e che è rimasto bloccato per oltre un’ora.

Solo sabato pomeriggio e per tutta la mattinata di domenica l’Altopiano era apparso in uno splendore primaverile.

Nel suo “Viaggio illustrato nei  tre Abruzzi”, Edward Lear riferisce che ben due spedizioni militari nel XVI secolo rimasero sepolte sulle Cinque Miglia, cioè nella Strada Reale degli Abruzzi: i corpi di quasi mille soldati furono ritrovati al disgelo. “Qui, nel febbraio del 1528, morirono nella neve trecento fanti della Lega Veneziana contro Carlo V, e l’anno seguente, nel marzo, più di cinquecento tedeschi al comando del Principe d’Orange incontrarono la stessa sorte. Durante l’estate questa pianura disabitata appare però così poco pericolosa, che si stenta a credere a tali storie funeste. Tuttavia, anche se in seguito vi è stata tracciata una via maestra che rende il superamento del Piano delle Cinque Miglia meno terribile di una volta, le improvvise precipitazioni nevose e gli impetuosi venti, dai quali è spesso battuto data la sua posizione elevata, fanno sì che ancora oggi, in inverno, lo si attraversi in tutta fretta e con una certa ansia, tanto più che nella brutta stagione tutta questa zona, così paurosa, è infestata dai lupi. L’Imperatore Carlo V fece erigere alcune torri, a breve distanza l’una dall’altra, lungo l’intero tragitto perchè servissero da rifugio ai viaggiatori; ma i briganti, che più tardi infestarono l’Italia, le trovarono così adatte alle loro scorrerie, che esse dovettero essere tutte distrutte” (ristampa del Centenario del Lear, Sulmona, 1988, traduzione di Barbara Avallone).

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