18 DICEMBRE 2011 – Comincia a delinearsi una strategia diversa nel tentativo difficile di salvare i tribunali non provinciali. Alla scontata ripetizione dei motivi di “peculiarità” che dovrebbero convincere il legislatore nella scelta, si sostituisce una più consapevole determinazione.
E’ un approccio pragmatico, che non esclude l’obiettivo di evitare il peggio, visto che sono in gioco interessi troppo rilevanti per affidarli alla cieca ostentazione di muscoli e virilità ormai perdute. Viene dall’assemblea tenuta ieri al Castello Orsini di Avezzano un’attenzione particolare al destino comune di Avezzano e Sulmona: da questa sorte infausta, perchè non assegna a nessuno dei due tribunali un futuro, potrebbe emergere una variante da coltivare. La suggerisce Paolo Auriemma, componente del Consiglio Superiore della Magistratura, che ha individuato una “chance” nel collegamento tra Avezzano e Sulmona. L’alternativa a questa scelta sarebbe l’accorpamento all’Aquila.
La “classe superiore” di Avezzano
Quale è stata la risposta d’impulso fornita dal sindaco di Avezzano, Antonio Floris? La risposta che appunto viene dall’impulso: una ostinata quanto inconcludente proclamazione di autonomia, apparentemente giustificata con l’osservazione che “fare battaglie comuni potrebbe portare ad affondare insieme visto che non viaggiamo tutti nella stessa classe”.
Le persone che sperano di dare un futuro alle proprie città, quelle stesse persone che sanno temperare la ricerca spasmodica di applausi facili, dovrebbero pensare che un accorpamento all’Aquila equivarrebbe alla definitiva condanna per Sulmona, ma anche al brusco ridimensionamento delle stesse potenzialità della Marsica, oggi lanciata ad essere il polo di attrazione (e giusto polo di attrazione) dell’entroterra abruzzese. Rischiare di far confluire il lavoro di duemila tra avvocati, cancellieri, consulenti tecnici, su una città come L’Aquila che non sa ancora quando si rialzerà, se si rialzerà in un contesto nel quale Pescara è il vero capoluogo dell’Abruzzo e guiderà l’oggettivo trasferimento di risorse sul litorale, vuol dire affrontare senza realismo l’emergenza del riordino delle circoscrizioni giudiziarie. Cosa andranno a fare tutti quei professionisti, dirigenti di cancelleria e impiegati in una città che non sa neanche tracciarsi un futuro urbanistico e che tra dieci anni starà ancora a decidere dove smaltire le macerie? Formeranno una specie di laboratorio giudiziario tra le montagne, una città giudiziaria virtuale, solo perchè qualcuno ha detto che bisogna risorgere, costi quel che costi? E tutto questo artificioso trasferimento quanto porterà allo sviluppo di Avezzano (non diciamo a quello di Sulmona che, per assurdo, vogliamo mettere in conto che sta in una “classe” diversa)?
L’illusione di potersi scegliere il destino
Il sindaco di Avezzano spera (con quel riferimento alle “classi” differenziate) che la commissione che sta cancellando i tribunali si farà scrupolo di qualche centinaio in più di iscrizioni nel ruolo delle cause, oppure di trenta o quaranta mila residenti in più. Non è stato informato che il tribunale di Civitavecchia, per esempio, con i suoi 18 giudici in organico, sa già oggi di essere soppresso? Non si avvede che il collegamento in 25 minuti di autostrada con il capoluogo “accorpante” è la prima certezza per la soppressione del tribunale di Avezzano?
Per evitare che i due tribunali vengano trasferiti, così semplicemente, a L’Aquila, forse si è ancora in tempo. Si può articolare una proposta che preveda un unico tribunale, magari con la presidenza ad Avezzano, ma distinto in uffici distribuiti tra le due città. Dopo tutto sono in molti gli avvocati che non mettono piede nei locali dove si tengono le udienze penali o dove stanno le cancellerie penali perchè coltivano solo cause civili o commerciali o matrimoniali. E viceversa. Per parte loro, gli avvocati di Sulmona, posti davanti alla scelta, dovrebbero considerare che partecipare del ritmo vitale di una città come Avezzano offrirebbe loro qualche opportunità in più rispetto ad un esodo verso una realtà in declino come quella dell’Aquila.
Solo dalla valutazione della gravità del momento che le due città attraversano possono venire idee che, stemperando le roboanti affermazioni di potenza, sottraggano Sulmona e Avezzano da una sorte infelice, legata ancora una volta alla difesa del campanile.






