SEGRETI DEL BOSCO: NESSUNA PIETA’ PER MAMMA LUPA

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26 NOVEMBRE 2011 – Commuoversi per il trattamento delle cavie è un po’ di moda e libera bene le coscienze. In effetti, pensare a quello che viene fatto con sistematica ripetitività a degli esseri del tutto sublimi nella loro innocenza suscita più di un sussulto al senso comune della pietà.(Nella foto il Piano delle Cinque Miglia).

Ma si è persa la memoria di quello che hanno subìto i lupi in epoche non lontanissime. E’ il caso di una lupa, meno fatale di quella capitolina, che nel suo ambiente d’elezione (per dirla breve: a casa sua) fu assediata ed uccisa, a colpi di bastone e di pietre. E dopo di lei i lupacchiotti che accudiva nella tana e che erano usciti affamati. E dopo di lei e dopo i suoi lupacchiotti il lupo, fiero ed indomito, che tornava e li cercava e non aveva più paura degli uomini perchè tutto gli era stato tolto. Una favola al contrario, senza lieto fine per il mondo degli animali ?

Non è una favola, perchè a raccontarla è Beatrice Ricottilli che l’ha letta nell’Archivio di Stato e l’ha riferita nel convegno “I segreti del bosco” tenuto oggi a Roccapia, a poca distanza dai luoghi magici delle faggete e delle pinete, a un tiro di schioppo dall’Altopiano delle Cinque Miglia. Le fasi di una caccia così cruenta sono tratte dai molti documenti che, soprattutto nel XIX e nel XX secolo, hanno arricchito i fondi degli archivi statali, con gli “editti” dei prefetti che servivano a preservare la selvaggina e le immense greggi in transumanza. Quindi, davanti a questi interessi e davanti alla sopravvivenza stessa della società transumante, non c’era e non poteva esserci pietà per la moltitudine di lupi dilagante. Del resto, la taglia per l’uccisione di una lupa bastava a far vivere una famiglia per un mese.

 A sua volta il lupo ne ha fatte tante ed aveva decimato greggi, sgozzato persino i cristiani. Se si vuole cercare la colpa della ferocia dei lupi, non si debbono seguire le loro tracce e non si possono intentare processi alle fiere. Era stato, poco a poco, distrutto l’ambiente nel quale si moltiplicava la selvaggina, fatta soprattutto di camosci. E la caccia a quelle prede preferite dai lupi era condotta proprio dagli uomini, che avevano rotto una specie di patto di spartizione.

Parole attuali, dunque, quelle polverose che emergono dagli archivi: perchè ad uno scompenso corrisponde sempre uno sconquasso, fino ad arrivare a valle, dove si modificano i rapporti economici di una società. Né più, né meno di quello che è successo nell’Ottocento.

Questo, forse, è il vero “segreto del bosco”, che si può percepire dal confronto di tante esperienze di chi nel bosco si avventurava con un proprio scopo.

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