NESSUN “GIALLO” A PIAZZA XX SETTEMBRE

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3 NOVEMBRE 2011 – Sembra che sia uno scandalo che la storica “istituzione” di Sulmona, il Gran Caffè a dieci metri dalla statua di Ovidio, passi di gestione e vada “ai cinesi”.

Premesso che non ci piace un Paese che ha sfrattato senza tanti complimenti il Dalai Lama con i suoi monaci e rompe le relazioni con tutti quelli che, dotati di una spina dorsale, ospitano il grande esule; che non ci piace un Paese che ci tenga ancora a definirsi comunista, con tutto quello che il comunismo ha rappresentato, in fatto di inciviltà e oppressione dei popoli; che abbiamo repulsa per una impostazione dello Stato talmente massificante da consentire la pena di morte anche per quelle che a noi sembrano quasi quisquilie; che siamo disgustati dell’ossequio dell’Occidente verso il governo cinese solo per la rincorsa alle commesse commerciali; premesso tutto questo, davvero non riusciamo a giustificare perchè, in un libero mercato e proprio in quanto uno Stato liberale si differenzia da uno Stato comunista, debba respingersi l’idea che un’azienda, fosse anche quella della cara Piazza XX Settembre, venga gestita da chi viene dall’altro capo del mondo.

Potremmo capire se, chiedendo un caffè, ci venisse rifilato un tè.

Ma questa dittatura ancora non si afferma, onde davvero la sulmonesità non sembra insidiata dal “giallo” che si vuole a tutti i costi vedere sulle scale dell’ex Collegio dei Gesuiti.

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