SULLA CONCEZIONE DEL MITO

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QUANDO POUND CERCO’ DI DISTINGUERSI DAL VATE – E IN “TRONI” RIFERIMENTI COMBINATI A SULMONA, CON I SUOI IMPAVIDI  LEONI, A MOZART, A LINNEO E AL COMPENDIO DI CACCIA CON IL FALCO DI FEDERICO II

10 MAGGIO 2010 – Quanto si è detto su queste colonne per la attività di “Casapound” a Sulmona ha richiamato l’attenzione sulle relazioni tra il poeta americano e la città di Sulmona, oppure Publio Ovidio Nasone. Delle prime, come ci comunica il prof. Giuseppe Papponetti, c’è traccia in “Troni”, nella edizione dei “Meridiani” di Mondadori (pag. 1381), ove Pound pone a confronto la città di nascita e quella della relegazione e della morte del Vate: “L’inverno a Ponto fu duro / ma a Sulmona le teste di leone resistono, / Federico scrisse il Falconiere”. O, ancora (pag. 1399): “Da Sulmona la fontana coi leoni – / la Sulmona di Ovidio, sì, / Federico del falco descrisse la forma / e nessuno ha ancora tradotto “Il Marescalco”. Sempre alle “teste di leoni” si riferisce Ezra Pound in un passo non distante dal primo (1413). Un ultimo riferimento (almeno per quello che si conosce adesso della creazione letteraria di Pound, è contenuto a pag. 1481, ma in “Stesure e frammenti” : “Wyndham Lewis preferì l’essere cieco / all’arrestarsi della mente. / Notte sottovento fra garofani, / i petali immobili quasi / Mozart, Linneo, Sulmona, / Se i nostri amici si odiano / come può esservi pace nel mondo ?”. Da rilevare che il nome di Mozart e quello di Federico II seguono o precedono insieme, in due passi diversi, quello di Sulmona, per un evidente significato evocativo che nell’ermetica poesia poundiana non è esplicitato.

Sulla collocazione e sulla stessa esistenza dei leoni sono state prospettate alcune interpretazioni, la prima delle quali connessa ai due leoni in pietra che coronano il portale della cattedrale di San Panfilo. Ma non si spiegherebbe il riferimento alla “fontana coi leoni”.

Connessioni tra Ovidio e Pound sono individuate da Franz H. Link, in “Resistenza del classico (almanacco BUR)” del 2010, sotto il titolo: ““Una ragazza” di Ezra Pound e le “Metamorfosi” di Ovidio. Il poeta americano, che trascorse un lungo periodo in detenzione nel dopoguerra, si pone il tema della creazione degli antichi miti sui semidei. In sostanza, la inadeguatezza nel raccontare di “essersi mutato in un albero” e di poter al tempo stesso essere creduto dall’interlocutore, avrebbe determinato la fuga verso il racconto mitologico, ovvero in un’opera d’arte, una storia oggettiva o impersonale intessuti dai precordi della sua emozione. “Quella storia – osserva Pound – forse diede in seguito spunto a ripetizioni più labili dello stesso fenomeno in altri, fino a che sorse un culto”. E numerosi sono gli episodi delle Metamorfosi che Pound cita, visibilmente affascinato dall’allestimento colossale di una mente colta e instancabile come fu quella di Ovidio.

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