
L’avv. Elisabetta con il presidente emerito della Corte Costituzionale, Paolo Maddalena la scorsa estate a Villetta Barrea
L’USCITA DELLA SINDACA DAL CONSIGLIO E LE CONSEGUENZE SU INTERNET
Se la sindaca si scompone e abbandona l’aula in pieno consiglio comunale non si deve sapere.
E’ questo il messaggio che si ricava dall’oscuramento di un filmato che Pasquale Di Toro aveva girato in aula magna ieri, per divulgare sul web la prima volta di un sindaco che per protesta se ne va. Nella storia del Consiglio Comunale dal ripristino dell’assise dopo il fascismo non era mai accaduto; e, del resto, il marchese Panfilo Mazara è rimasto al suo posto anche quando il governo ha mandato centinaia di “celerini” per reprimere la protesta nel febbraio 1957: avrebbe potuto dire: “Non lo sopporto, non consento che nella mia città si venga con la violenza”. Invece è rimasto al suo posto e non si sarebbe risentito se qualcuno lo avesse ripreso mentre confermava che era il sindaco di Sulmona e come tale si sarebbe comportato in quella circostanza e in tutte le altre.
Il video di Pasquale Di Toro, in effetti, riprende una scena molto diversa: la sindaca che si scompone e che ripete meccanicamente la frase “Non lo sopporto”, in preda ad un evidente stato d’ira. Forse questo appariva disdicevole? In effetti lo era: ma non per questo doveva essere cancellato dal web.
Fatto sta che il gestore del “social”, dopo aver oscurato il “file”, lo ha esaminato e lo ha subito riproposto, con tante scuse per Pasquale Di Toro che in questi mesi sta facendo il giornalista molto più di tanti giornalisti intruppati con il carro (che credono) del vincitore.
Ora bisognerebbe sapere chi ha chiesto e ottenuto la momentanea sospensione del “file”, perchè di atti di censura, nel giornalismo che per fortuna si fa anche senza i filtri delle organicissime redazioni dei giornali, qualcuno deve rispondere, in termini politici e di decenza civica. Uscire gridando dal consiglio comunale è da perdenti; la rivincita, per il gruppo politico che sostiene una sindaca che fa così, non può venire dalla censura. E poi ci sta stretto un sindaco che quando si tratta di affrontare l’incendio del Morrone arriva con due giorni di ritardo e fa appena in tempo a dire “mi dimetto”, oppure quando la minoranza le legge una norma per farle capire che quello che dice non sta nè in cielo, nè in terra, esce strillando. Non vorremmo richiamare (per evitare frasi volgari) quello che disse un superiore al comandante Schettino mentre se la squagliava, ma non ci pare avulso dal contesto di ieri a Palazzo San Francesco.






