“CHI PROPONE PESCARA COME CAPOLUOGO D’ABRUZZO ESCA DAL PD”

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L’immagine simbolo della battaglia del Comitato per il trasferimento di Sulmona nella provincia di Pescara

STRANI DEMOCRATICI ALLA PIETRUCCI NEL DIBATTITO SUGLI ASSETTI REGIONALI

15 NOVEMBRE 2017 – Il consigliere regionale Lorenzo Sospiri ha preso netta posizione a favore della sostituzione del capoluogo di regione con Pescara, che nel frattempo, anche in virtù del referendum dell’anno scorso, si fonderà con le cittadine confinanti, oggi autonome, di Montesilvano e Spoltore per dar corpo al progetto della “Nuova Pescara”.

Non vi è identità di vedute nel partito di Sospiri, Forza Italia; ma lo “scisma” più evidente è all’interno del Partito Democratico, dove nei confronti di Enzo Cantagallo, ex sindaco di Montesilvano e oggi segretario del Pd locale, e di Giacomo Cuzzi, componente del Pd nazionale, si invocano sanzioni disciplinari pesanti. Il sindaco dell’Aquila, Biondi, ha parlato di “indecente spettacolo all’interno del PD”. Il consigliere regionale del Pd, Pietrucci, aquilano, ha parlato di “dichiarazioni sovversive“, annunciando che, nel caso non si dimetteranno Cantagallo e Cuzzi, si dimetterà lui.

E’ un genere di democratici molto strano quello che raccoglie tipi come Pietrucci, che dimostrano i loro metodi di risoluzione dei conflitti politici attraverso l’eliminazione del problema alla radice, passando direttamente per l’esclusione dell’avversario: non fisica, ma non meno condannabile di quella fisica in uso presso alcuni antenati della componente comunista del Pd, come Stalin, Mao Tse Tung e molti altri, i nomi dei quali sarebbe inutile e noioso elencare perchè oramai riconosciuti sanguinari allo stesso livello degli sterminatori dei campi di concentramento.

Il fatto è che delle scelte degli Abruzzesi non si deve parlare, perché forse porterebbero ad un assetto del tutto diverso della loro Regione: si potrebbe incominciare a trasferire il capoluogo a Pescara, visto che è la città che meglio rappresenta il rinnovamento della regione; che meglio può rispondere alle esigenze amministrative dell’Abruzzo per la sua posizione e per i collegamenti che ha. E si potrebbe arrivare, per esempio, a sopprimere la provincia di Chieti, quindi, per esempio, tutti gli uffici provinciali che stanno a Chieti e che sono inutili perché distano dieci minuti di auto da Pescara. L’Abruzzo si potrebbe stringere intorno alla sua Pescara perché questa concorra con altre grandi città dell’Adriatico e ne benefici tutta la regione. Proprio per questo dall’Aquila, tramite Pietrucci, arriva la reazione rabbiosa degli aquilani che non cessano di dilapidare risorse sottraendole alla regione e all’Italia quando pretendono di conservare un capoluogo nell’estremo angolo a nord-ovest, con una stazioncina per una rete ferroviaria neanche elettrificata, con un’autostrada solcata solo da un traffico poco più che locale, senza aeroporto e senza porto: insomma uno sgabuzzino che costringe l’Abruzzo ad accontentarsi, mentre potrebbe decollare con le risorse insite nella posizione e nel raggiunto sviluppo delle infrastrutture pescaresi.

L’atteggiamento nel PD è lo stesso che ha impedito ogni iniziativa per assecondare il trasferimento di Sulmona dalla provincia dell’Aquila a quella di Pescara; oggi le segreterie regionali e provinciali dei partiti sono il principale ostacolo alla maturazione di un dibattito sereno sulle scelte regionali perché, ormai ridotte ad assecondare lo stato di fatto che viene difeso da una minoranza molto esigua, sono tetragone ad una serena riconsiderazione di perimetri delle province e di ruoli delle città e sono la peggiore palla al piede sul cammino della modernizzazione dell’Abruzzo.

Paradossale, poi, in questo contesto, la figura del “governatore” D’Alfonso che non si esprime, mentre è prodigo di proclami e ciance su molti argomenti frufrù.

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