UNA ATTESA RIFORMA NELLA TRAGEDIA DEGLI UXORICIDI
21 MARZO 2018 – Episodi di violenza in famiglia stanno riguardando l’Abruzzo come tutta l’Italia: l’uccisione di giovani donne sta assumendo i caratteri di una mattanza che non può lasciare insensibili e che deve avere una risposta sociale, perché quella affidata al richiamo all’etica e alla spiritualità religiosa non ha impedito che il fenomeno crescesse. Ora la media dei delitti di massima entità, cioè gli uxoricidi, è scesa da uno ogni tre giorni a uno ogni 60 ore. E’ un livello insostenibile, non solo per il devastante panorama che lasciano i lutti dovuti a queste morti violente e l’allarme sociale che diffondono (con le paure e le autentiche fobie, che dettano a loro volta reazioni aggressive o proprio delittuose), ma anche per le migliaia di orfani che negli ultimi anni sono diventati i figli di famiglie apparentemente normali o fino ad un certo punto normali.
La risposta, prima di ogni riforma che si vorrà sostenere con le organizzazioni di protezione da potenziare, deve venire dal fronte giudiziario; e non solo con la costituzione del “tribunale della famiglia” del quale si parla da una ventina d’anni. L’esperienza insegna che il massimo livello di conflittualità tra coniugi si raggiunge nella fase nella quale uno dei due manifesta la definitiva e irreversibile intenzione di separarsi. E’ altrettanto vero che, una volta che il presidente del tribunale, in sede di comparizione dei coniugi per il tentativo di conciliazione, prende atto della impossibilità della ricomposizione (99% dei casi) e detta i provvedimenti immediati, i contrasti si placano. Anche il coniuge che ritiene di essere stato penalizzato dai provvedimenti di imposizione di un assegno e di determinazione delle frequenze con i figli, evita di assumere altre iniziative violente o minacciose. E’ un fenomeno per qualche aspetto sorprendente, che può essere oggetto di studio psicologico e sociologico; ma è così e le statistiche lo possono confermare.
Dunque, si tratta di rendere il più breve possibile l’intervallo tra la determinazione a separarsi e l’emanazione dei provvedimenti del presidente del tribunale. Allora, come esiste un pronto soccorso ospedaliero, può e deve esistere un pronto soccorso giudiziario, affinchè la comparizione dei coniugi si svolga nei giorni immediatamente successivi alla presentazione del ricorso. E’ risaputo che il confronto tra le difese, nella fase della udienza presidenziale, non assume generalmente i contenuti di profonda analisi giuridica, anche perché le disposizioni della procedura distinguono proprio la fase dei provvedimenti immediati da quella, che incomincia proprio con la presentazione di un atto distinto ed autonomo, che condurrà alla sentenza, con tutte le scansioni delle prove, della relazione del consulente psicologo e delle informative della Guardia di Finanza.
Per ora questa è la riforma che può dare i risultati più immediati; e tra l’altro attiene ad un preciso diritto dei coniugi di essere ascoltati, dunque alla attuazione di un precetto che è sentito diffusamente nella società. Questo la società aspetta dai giudici e dal legislatore e questo deve essere consentito.
Nella foto del titolo la Corte di Cassazione






