ECCO DOV’ERA GEROSOLIMO: A CAMBIARE PELLE

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Una vignetta del “Candido”

BIANCHI (FORZA ITALIA) SE LO VEDE GIA’ NEL PARTITO E PUNTUALIZZA

11 APRILE 2018 – Forza Italia non mette neanche in conto che l’assessore regionale uscente, Andrea Gerosolimo, possa trovare spazio nel centrodestra. La consigliera al Comune, avv. Elisabetta Bianchi, osserva che “La defenestrazione di Andrea Gerosolimo dall’esecutivo regionale del Senatore Presidente Luciano D’Alfonso non sia l’occasione ricercata per l’inizio di una gravitazione in campo centrodestra di Abruzzo Insieme. Infatti la intensa partecipazione dell’Assessore Gerosolimo alle politiche regionali, specialmente sanitarie e del lavoro – nefaste per la Valle Peligna – sommata alla ispirazione delle politiche al ribasso dell’amministrazione Casini non può trovare nessun titolo riabilitativo utile per la nostra terra”.

Bianchi fa bene a parlar chiaro, perché Forza Italia si è prestata troppe volte ad offrire “titoli riabilitativi”, in vario modo, a personaggi come Razzi (per rimanere agli esempi abruzzesi) che sono serviti a dare l’immagine dell’Abruzzo che Crozza ha diffuso in televisione, insudiciando la bella canzone di Albanese.

Ma la stessa avv. Bianchi sottovaluta le strategie di Gerosolimo. Questa volta sarà impegnativo il travestimento, dopo quello dalla cosiddetta “Destra” (figuriamoci chi, di Destra, si sia potuto riconoscere nel nulla condito di niente, costituito dal programma “civico” di Gerosolimo). Più impegnativo di quello, pure abracadabrante, dalle file della “Destra” (?) a quelle di Franco La Civita orbitante intorno al PD; e di quello dall’orbita PD alle “civiche”. Il trucco e la barba finta questa volta non bastano e, difatti, Gerosolimo è scomparso dalla circolazione e dalle sedute della giunta regionale con molti mesi di anticipo. Gli è che deve ripassarsi ogni mattina allo specchio la parte opposta a quella che ha recitato con D’Alfonso, per dire alle prossime elezioni regionali che la centrale di spinta, il metanodotto, la bretella ferroviaria, l’incendio al Morrone, le Guardie mediche smedicalizzate, il centro nascite decentrato, tutto questo è colpa di D’Alfonso.

E tutto il tempo che impegna durante il giorno a far ripetere la pastetta anti-dalfonsiana a Caruso, presidente della provincia, che ancora ricorda degli scodinzolamenti a D’Alfonso durante una visita a Castel di Sangro in campagna elettorale?

E le ripetizioni che deve impartire a tutti i presidenti che ha messo negli enti sovra-comunali? Si deve rileggere le collezioni del “Candido” di Guareschi e di Pisanò, per cambiare rotta ai 400 amministratori che l’hanno seguito (lui dice): come il capo di partito comunista delle vignette del settimanale (quello sì, di Destra), si affanna a ripetere: “Contrordine, compagni…”

Bianchi già se lo immagina a proclamare che, se si è evitato il peggio in giunta regionale, è merito suo. Ma perché, qual era il peggio?

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