UN LAVORO PIU’ PAZIENTE DI QUELLO DEI CERTOSINI

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IL PERCORSO SEGUITO DA LUCIA ARBACE PER L’ABBAZIA DI SANTO SPIRITO

5 MAGGIO 2018 – La Soprintendente Lucia Arbace, che ha curato i minimi particolari di un restauro difficile e costoso, farà da padrona di casa nell’Abbazia celestiniana dove oggi si riapre al turismo e al culto la Chiesa monumentale di Santo Spirito. Il complesso dei Celestini è ancora da restaurare in parte: un’ala reca ancora i nomi degli ultimi detenuti che vi furono ospitati fino al 1993, perché le celle sono rimaste quelle che il trasferimento lasciò nella loro indecenza. La sala della biblioteca è nuda e cruda, dà ancora la risposta acustica cristallina e pura, che consentì a Michele Avolio di intonare canti sublimi per farli echeggiare davanti al prof. Pietro Rescigno in laico raccoglimento davanti a tanta bellezza.

C’è ancora molto da fare per poter dire che l’Abbazia è quella che avrebbe voluto Celestino V; ma Lucia Arbace, con tutto lo staff della Soprintendenza che è fatto anche dalla sulmonese Anna Colangelo, sta sulla buona strada e metterà mano presto al “Cortile dei nobili”, ossimoro di un luogo che del pauperismo avrebbe fatto il teatro sublime.

E’ coerente la soprintendente, che non volle assistere allo scempio di un convegno organizzato per celebrare lo smercio dell’aglio usando come testimonial la statua di Publio Ovidio Nasone, proprio qui, tra le mura incontaminate dalla pubblicità a basso costo e ad alta volgarità; e ritirò la disponibilità di concedere ancora l’Abbazia per questi scempi. Una protezione che è valsa più di tutti i finanziamenti sbandierati da generazioni di politici e che risalgono (occorre darne merito) ad Alberto La Volpe nel suo breve percorso di politico e sottosegretario dopo il lungo cammino di giornalista. Non è riuscita (non avrebbe potuto, data l’imprevedibilità dello scempio) ad impedire che l’Abbazia diventasse per un pomeriggio la “Abbazia dei caciocavalli” per le obbrobriose iniziative del “Parco Nazionale Morrone-Majella”, incomprensibilmente ospitato in un complesso che dovrebbe essere il luogo monumentale di tutti gli Abruzzesi, data la centralità rispetto ad ogni angolo della antica regione Abruzzo e Molise e visti gli spazi che può regalare alla vera, grande Università dell’Abruzzo, il migliore “campus” per giovani studiosi.

Ma è sempre sulla buona strada.

Lucia Arbace, “Cicerone” d’eccezione per un giorno nell’Abbazia

La Soprintendente Arbace illustra una mostra nel grandissimo refettorio
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