UN RICORDO DOVUTO: GUIDO PICCIRILLI A CINQUANT’ANNI DALLA MORTE

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L’IMPORTANTE CONTRIBUTO DELLO STUDIOSO EZIO MATTIOCCO

5 MAGGIO 2018 – Cinquant’anni or sono, il 5 maggio del 1968 moriva Guido Piccirilli, figlio di Pietro e di Raffaella Poillucci, avvocato di professione, scrittore e storico per passione, profondo conoscitore delle vicende della città di Sulmona. Educato alla scuola paterna, cresciuto all’ombra delle grandi figure emblematiche del risveglio culturale dell’Ottocento sulmonese, a lui era spettato il compito di traghettare alle generazioni del pieno Novecento l’amore per la storia, per l’arte e per il bello ereditato dall’insegnamento paterno e dalla frequentazione di Nunzio Federigo Faraglia, Antonio De Nino, Giovanni Pansa, Giuseppe Celidonio, a loro volta portatori della grande lezione umanistica e patriottica di Leopoldo Dorrucci e Panfilo Serafini.

Da ufficiale di fanteria partecipò alla prima Grande Guerra. Fu socio della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, ispettore onorario alle antichità e belle arti e ispettore bibliografico, direttore dei principali enti culturali cittadini, dall’Archivio di Stato alla Biblioteca Comunale al Museo Civico, fedele custode del grande patrimonio d’arte e di cultura tramandatoci dall’antichità.

Durante l’occupazione tedesca conseguita all’armistizio dell’8 settembre 1943, avuto sentore che ufficiali della Wehrmacht gironzolavano per la città chiedendo notizie delle ricche oreficerie di scuola sulmonese conservate nelle sagrestie delle chiese e dei conventi, si preoccupò di sottrarle alla cupidigia degli occupanti. Ben conosceva, infatti, l’interesse dei teutonici e degli stranieri in genere per quelle preziose reliquie dell’arte orafa abruzzese, conosciute attraverso i lavori di eminenti studiosi, del tedesco Leopold Gmelin in primis col quale il padre era stato in corrispondenza epistolare. Furtivamente corse nei locali del Museo Civico ove erano depositati i capolavori dei tesori della Cattedrale di San Panfilo e della Casa Santa dell’Annunziata, li ripose in due capienti valigie e nottetempo trasferì personalmente i pesanti fardelli a Campo di Giove, occultandoli in luogo sicuro, così da salvaguardarli per tutta la durata della guerra dai pericoli delle requisizioni e dei bombardamenti.

Insegnò Storia dell’Arte nel Ginnasio-Liceo Ovidio, inculcando nei giovani l’amore e il rispetto per le bellezze artistiche del nostro paese. Seguivo le sue lezioni con sommo interesse. Ricordo che già all’inizio dell’anno scolastico arrivò in classe carico di pacchettini avvolti in carta pesante e srotolandoli con cura mostrò alla curiosità di noi alunni punte di frecce e utensili silicei dell’età della pietra. Furono quelle prime esperienze che fecero scoccare in me la scintilla per tal genere di studi che associai per tutta al vita alla passione per la medicina.

Scrisse il suo primo articolo a soli vent’anni per un giornale goliardico, e ai giovani guardò sempre con simpatia anche negli anni a venire. I suoi lavori, però, non furono tanto numerosi da poter essere paragonati a quelli paterni; pur tuttavia si fanno notare per la chiarezza e la puntualità dell’informazione; su tutti si raccomanda la Guida Storico Artistica della città Sulmona, edita dallo Stabilimento Tipografico Angeletti nel 1932 e più volte riedita con aggiunte e varianti a partire dalla metà degli anni Sessanta da Moneta Editore: un piccolo capolavoro del genere, agile e maneggevole, che ne fanno un’opera preziosa, tutt’ora valida e attuale.

Ezio Mattiocco

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