SQUALLIDI INDAGATORI DEL KAMASUTRA IN OVIDIO

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PAOLO ISOTTA RIDICOLIZZA I CRONISTI ALLA RICERCA DI PRURIGINOSI ACCOSTAMENTI – UN FENOMENO CHE CI RICORDA QUALCOSA

25 NOVEMBRE 2018 – Come al solito con grande padronanza anche degli ultimi eventi che riguardano Publio Ovidio Nasone, Paolo Isotta su ”Il Fatto quotidiano” di oggi scrive di un pregevole libro da pochissimo pubblicato sull’ambiente imperiale dell’epoca di Ovidio, scritto dalla stessa Francesca Ghedini che ha curato per tre anni l’allestimento della mostra alle Scuderie del Quirinale. Ma, tenendo un po’ la parte le dottissime valutazioni sulla Mostra (che peraltro abbiamo già in buona parte riportato) e quelle del volume di Isotta sull’ispirazione che molti musicisti hanno preso dalle opere di Ovidio, ci preme adesso sottolineare il disgusto che una persona di cultura manifesta per la lettura ottusa degli scritti del Sulmonese, volta a farne un pornografo ante litteram: “Poi c’è stata la mostra sul Poeta e il suo riflesso sull’arte alle Scuderie del Quirinale, apertasi ai primi di ottobre e visitabile sino a gennaio. E’ di così sensazionale livello che posso solo menzionarla, degna com’è almeno di un intero articolo. Tre anni di lavoro, e l’equipe vi si è dedicata sotto la direzione dell’archeologa padovana Francesca Ghedini: una signora bella ed elegante che, alla visita volta a illustrare la mostra ai gornalisti, rispondeva con imperturbabile cortesia alle domande di fantascientifica idiozia poste dai cronici romani (“Ma nzomma, ‘sto poeta è na specie di Kamasutra, no?”).

Se è consentito paragonare le cose grandi alle piccole, lo sdegno di Isotta è molto simile a quello che pervase persone di cultura quando cinque o sei anni fa impazzava per le vie del centro di Sulmona l’allestimento di striscioni e richiami al presunto contenuto prevalente della poesia erotica in Ovidio, con il contributo di “Fabbricacultura” che proprio sul monumentale Palazzo dell’Annunziata fece attaccare e illuminare la frase: “Nelle cose d’amore non accelerare”, frase illuminata e illuminante sul tipo di approfondimenti che quella fabbrica o fucina o maglio di cultura avrebbe voluto valorizzare nel Bimillenario. E buona parte di pseudo-intellettuali cittadini non mosse un plissè, perchè gli intellettuali non si fanno mai sorprendere in polemica (e invece Isotta dimostra proprio il contrario…).

Poi per fortuna la sindaca non dette seguito alcuno a tali fuorvianti velleità (e nel Bimillenario fece la cosa migliore della sua gestione comunale, tenendo lontana la fabbrica e tutti gli operai dalle cose del Bimillenario) e delle pruriginose valorizzazioni del Poeta non si fece nulla; altrimenti oggi Isotta avrebbe scritto, oltre che dei cronisti romani, anche di quelli che dovrebbero essere concittadini di Ovidio…

Nel silenzio e nella riservatezza dell’Annunziata Ovidio ritrova il suo Bimillenario

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