IL RISPETTO DELLA LEGGE NELLE DISCOTECHE DEL CENTRO E’ SOLO UN OPTIONAL

780

RIFLESSIONI SULLA TASTIERA DOPO LA TRAGEDIA DI ANCONA: LE SCONCERTANTI TOLLERANZE SULLA NORMATIVA PER LA SICUREZZA E L’ORDINE PUBBLICO

10 DICEMBRE 2018 – Si assiste, per le questioni che riguardano le discoteche nel centro storico, ad una generalizzata tolleranza, con l’omissione di controlli che per altri ambiti del vivere civile sono penetranti e talvolta persecutori. Se qualcuno transita nei varchi della Zona a traffico limitato un paio di minuti dopo l’ora fissata, viene raggiunto da irrevocabile sanzione e ogni forma di tutela giudiziaria è vanificata dal fatto che occorre corrispondere una tassa di accesso al giudizio uguale o superiore alla stessa sanzione erogata. Se qualcuno, in questi periodi nei quali è da poco trascorso il termine per montare pneumatici da neve sugli autoveicoli, ne viene trovato sprovvisto, viene sanzionato con centinaia di euro (accade anche il 16 aprile se si trovano ancora montate le gomme da neve).

Ma se un locale autorizzato a svolgere attività di pub fa attività di discoteca senza rispettare le regole di contenimento acustico e il titolare fa entrare il quadruplo delle persone che potrebbero entrare, nessuno fa controlli seri e conta ad occhio i presenti: come abbiamo visto nella puntata precedente, chi si è avventurato ad elevare verbali in tal senso in tribunale fa pure la figura dello scemo che non sa dire quante persone effettivamente erano nel locale.

La cronaca giudiziaria del tribunale di Sulmona ha registrato casi eclatanti di persone (che abitano nei pressi di queste discoteche, finti pub) che hanno dovuto lasciare la proprie abitazioni per andare a dormire da parenti o amici, perché dopo una notte insonne comunque avrebbero dovuto recarsi a lavoro. E’ stato il caso, tanto per non parlare di frottole, del “pub” Saint Patrick, in Vico Quercia, dove a dieci metri dagli schiamazzi, dai vetri che si infrangevano e dalle deiezioni, c’era gente che non poteva dormire solo perchè venisse garantito il diritto di questi locali a violare le leggi. Accertate le responsabilità con una sentenza che non poteva non considerare tutte le prove emerse, il giudice ha scritto dieci righe di motivazione che ovviamente la Corte di Cassazione ha annullato immediatamente ed ha immediatamente restituito gli atti al tribunale di Sulmona perché riscrivesse da cristiani una sentenza. Il fascicolo è tornato al tribunale di Sulmona quindici giorni dopo l’ udienza in Cassazione, ma è rimasto quattro mesi in giacenza prima che venisse fissata l’udienza, tenuta ovviamente qualche giorno dopo il compimento della prescrizione. Una beffa autenticata da un ufficio giudiziario.

Quando una società si comporta in questo modo (e nei settori che dovrebbero essere i più qualificanti) su temi non secondari del vivere civile, è evidente che si è tutti in pericolo: per primi i frequentatori dei locali che dovrebbero essere tutelati dalle norme per la sicurezza e per l’ordine pubblico e invece vengono lasciati ammassati nei garage riconvertiti a discoteche, come in Via Carrese per “La Giostra” e poi “Hollywood” per il provvedimento di venti anni fa, quando era sindaco Bruno Di Masci e al centro storico diceva di tenere molto. Difatti…

Please follow and like us: