CONTRASTI TRA ASSESSORI E PIERINO PRENDE CARTA E PENNA DI DOMENICA MATTINA
12 MAGGIO 2019 – Sui chilometri del servizio mensa alle scuole si giocherà il futuro della giunta comunale. Forse gli assessori arriveranno ad usare il centimetro per verificare quali prodotti siano più vicini alle scuole dei pargoli ove bisognerà consumarli.
L’impostazione che sindaco e assessore (Fasciani) vogliono dare è perentoria: rinnovamento. Il che non basterebbe ad aprire la porta alla ipotesi caldeggiata da un esterno alla giunta, che pare abbia il sangue rivoluzionario, composto di globuli fortemente rossi, ormai prevalenti su quelli bianchissimi di padre e amici di gioventù con i quali organizzò una oceanica festa congressuale e formò intere generazioni con la paziente “Discussione”, giornale costretto alla semiclandestinità e proposto con l’ultima frangia di Poste gaspariane ad una platea infinita di lettori (ma solo proposto). A tratti questo ospite improvviso dell’affaire mense scolastiche, questo convitato di pietra di Moliere prende le parti di imprese le più remote e pur tuttavia interessate alle piccole vicende peligne. E, non si sa perché, si è tuffato a pesce sulla gestione della refezione.
Oramai quello della refezione è “il” problema dell’amministrazione comunale. Tanto che un assessore prende penna e foglio (rectius: tastiera e computer) per rispondere, di domenica, all’altro assessore. E’ successo, infatti, che l’assessore di nuova nomina Tirimacco ha rilasciato dichiarazioni che sono state riprese a tutta pagina da “Il Centro”: i cibi debbono essere freschi e, senza sposare del tutto le tesi dei genitori più facinorosi che si sono schiantati in un invito per “più attenzione su un servizio fondamentale per l’educazione alimentare e la salute dei propri figli” (mancava il richiamo ai principi costituzionali), ha preso le loro parti. Esige che i cibi siano freschi. Sembra l’ovvio dell’ovvio e avremmo sottoscritto a due mani l’auspicio di Tirimacco: se si deve scegliere tra un uovo di giornata ed uno di un mese fa, si opti per quello di giornata. Lo deve dire un assessore? Per giunta di nuova nomina? Diamine: non è andato per questo a prendere il posto di assessori che, per essere stati designati sei mesi prima (dallo stesso patron che ha sistemato al suo posto la sindaca), sapevano già di acido come le mozzarelle oltre i due giorni senza conservanti.
E invece no: il pensiero della giunta comunale non è aderente in tutto e per tutto a quello dell’assessore Tirimacco. Alle 10 di domenica, particolare inedito per chi segue la politica sulmonese da 48 anni, l’assessore Fasciani dirama un comunicato, per dire sostanzialmente che i cibi debbono essere a chilometro zero. Ora che il Galbanino, del quale eravamo ghiotti ai tempi nei quali veniva propalato ai compagni di scuola che andavano alla refezione, sia prodotto alle Marane oppure a Cinesello forse è un particolare di poco conto; dovrebbe essere sufficiente che “preferibilmente” sia consumato “prima del…”. Invece Fasciani è chiaro e circostanziato: “Voglio rassicurare i rappresentanti scolastici sul fatto che la gara premierà la filiera corta e i prodotti bio. Infatti nell’ambito delle norme sugli appalti, d.l. 50/2016 che impone alle pubbliche amministrazioni di rivolgersi al mercato europeo per importi così rilevanti, al fine di garantire un’alimentazione sana e corretta per la crescita dei discenti, è stato tenuto conto della filiera corta e a chilometro zero, premiando l’utilizzo di ben 16 prodotti della Valle Peligna per un massimo di 8 punti, in ottemperanza peraltro a quanto previsto nelle linee guida ministeriali”.
Fasciani alle 10 aveva appena ripiegato “il Centro” e non voleva che i sulmonesi rimanessero dell’impressione lasciata dalle dichiarazioni di Tirimacco: “Mensa, i genitori vogliono prodotti freschi”.
Ha voluto mettere del suo ed ha insistito sulla “filiera corta”. Quindi i genitori non si sentissero rassicurati dalle parole del collega di giunta. Freschezza sì, ma a patto che non vada oltre il chilometro zero; speriamo che la locuzione non sia presa nel significato più rigido, altrimenti vorremmo poi vedere Fasciani e Tirimacco con la fettuccia a misurare quanto dista il caseificio dalla “Lola Di Stefano” e se non sia meglio abbinarlo alla “Masciangioli”; e se valgono le succursali e se qualcosa cambia se si considera la residenza del legale rappresentante. Perché tutto può essere discusso, tanto che Fasciani anticipa la costituzione di “un comitato paritetico consultivo non vincolante” per “vigilare sulla qualità degli alimenti e sullo svolgimento del contratto”. Come a dire: consultazioni quante ne volete, ma, sia chiaro, non vincolanti.
Orbene: tutto può essere ricondotto alla stranezza di questo maggio dai termosifoni accesi; finanche alle tempeste solari che hanno la meglio sugli umori delle persone, tanto più nella giunta di Pierino. Ma una singolar tenzone tra assessori sulla freschezza e sulla distanza è davvero inspiegabile. A meno che, e torniamo all’apertura di queste note, non si debba ricollegare il tutto all’interessamento del personaggio esterno alla giunta, che ha fama e contribuisce alla sua fama di lobbista in parlamento: cioè quello che va a rompere i maroni ai parlamentari per far passare una legge invece di un’altra che sostiene un aggregato di interessi a chilometro 100 e, abundantia abundantis come diceva Totò, anche 1000 e 1500. Per esempio, come certi che a Sulmona dicono di confezionare i confetti. Confezionano, certamente: nel senso che mettono in una confezione confetti che vengono da Ottaviano o da altrove. Anche quello semplicemente assemblato a Sulmona è per antonomasia un prodotto di Sulmona (più per altro per fama diffusa), ma non si dirà che è a chilometro zero. E il “comitato paritetico consultivo” andrà a verificare se la pasta è “a chilometro zero”? e pure il ragù? E, se il parere sarà “non vincolante”, la pasta a chilometro zero sarà servita con il ragù a 250° chilometro, potendo fare una media tra i due elementi, oppure ci si rivolgerà al criterio minoritario dell’assessore Tirimacco per la prevalenza della freschezza? Oppure, e vogliamo sperare sia l’ultima opzione, dell’ex democristiano scopertosi esperto di mense scolastiche, si asseconderanno le pressioni che necessariamente non potranno essere né a chilometro zero, né fresche, perché rientrano sempre nella logica, antica come il cucco, della raccomandazione? E i cibi scelti così non saranno, alla fine, indigesti? Si potrebbe usare, per saggiare i cibi, la bocca della maschera sullo stemma al palazzo dell’Annunziata; tanto più che l’edifico era nato ospedale e tale è rimasto fino al 1960…






