VISITA DEL GOVERNATORE MARSILIO CHE ORA SA DOVE STANNO LA MAJELLA E IL SANGRO
7 GIUGNO 2019 – Suonano le trombe per annunciare che il nocciolo duro della Majella, meglio sarebbe dire una propaggine, sta per essere sfondato per costruire una galleria della Fondovalle Sangro “l’opera pubblica strategica più costosa e imponente attualmente in corso in Abruzzo” (riferiscono i trombettieri del “Centro”), oggetto della visita del “governatore” abruzzese Marsilio che per andare a vederla è partito addirittura direttamente dalla sua abitazione di Roma, previa indicazione di dove si trovi il Sangro e in che direzione stia la Majella.
Dalle trombe del quotidiano d’Abruzzo sgorga anche la descrizione del cantiere: “sessanta container dove vivono gli operai specializzati. Dieci fronti di lavoro aperti tra viadotti e gallerie. Oltre cento sensori per monitorare le frane”. Ecco, appunto, i sensori e le frane; inutilmente negli ultimi sei anni (cioè da quando Luciano D’Alfonso si è intestardito su questa Fondovalle per fare i comodi di Giovanni Legnini che da quelle parti mieteva i voti) abbiamo sottolineato che andare a scavare in una zona nella quale già la natura ha fatto scivolare centimetro dopo centimetro i viadotti costruiti nella precedente Fondovalle Sangro, vuol dire essere matti; tali non si finisce di essere se si mettono i sensori.
Si tratta di una landa nella quale la Majella esercita le sue infernali spinte e l’esperienza delle strade finora costruite ne è la prova del nove. Tra una trentina di anni le gallerie saranno spezzettate dalle conseguenze di queste spinte; e non ci vuole un geologo per interpretare i segni delle frane che costellano il circondario di Quadri, Pizzoferrato, Bomba etc etc.
In più, ci sono 190 milioni di euro di sperpero pubblico (dai “Masterplan” che avrebbero dovuto incentivare lo sviluppo e invece così assistono una fabbrica, la FCA, che ha cambiato sede e dell’Italia si infischia, compreso del suo…fisco); alla fine raddoppieranno e poi, fra trenta o quaranta anni, si tornerà a sostenere che “bisogna completare la Fondovalle Sangro”, come già si è intonato nell’ultimo decennio. In realtà si tratterà di costruirne una terza, forse per una ricostruzione di non si sa bene quale città e non si sa bene di quale terremoto.
In tale contesto, ci fosse un politico che si chiedesse come si possa dilapidare in questo modo risorse pubbliche se metà degli abruzzesi deve andare a curarsi altrove, per lo più nel Nord d’Italia o anche all’estero, visto il “gap” che confina gli ospedali regionali tra quelli nei quali è meglio non andare o è vietato andare per carenze di personale e di attrezzature. Ci fosse un politico che si chiedesse se, invece di sostenere sempre e soltanto le ragioni delle imprese che poi delocalizzano quando vogliono, non sia il caso di stare dalla parte delle popolazioni dell’entroterra regionale alle quali vengono sottratti finanche i punti-nascita e non li si conserva neanche per il tempo necessario a dotare l’Appennino di adeguati e veloci collegamenti stradali, questi sì indispensabili per la sopravvivenza delle popolazioni delle aree interne.
Oggi che Marsilio avrà saputo dove sta la Majella e dove scorre il Sangro potrebbe essere il dies a quo, il punto di partenza per consigliare a lui quali siano le priorità della regione che lo ha eletto sottraendolo agli impegni capitolini.
Nella foto del titolo i viadotti della precedente Fondovalle abbandonati a se stessi nel vuoto






