SE IL PIENO SI PUO’ PAGARE IN 80 ANNI

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CURIOSO MASOCHISMO DEI MERIDIONALI E DEI BENZINAI

27 Giugno 2019 – Il benzinaio di prima mattina ci dà in genere il pieno di carburante super verde e di buonumore, perché ha una visione scanzonata delle persone e della politica. Oggi è ottimista per il risultato travolgente della Lega alle ultime elezioni e per la dura risposta ai tedeschi battenti bandiera olandese che ci scaricano emigranti o ce li avrebbero scaricati se non fosse stato per il Capitano. Si conferma nella scelta innovativa che ha fatto e quando gli facciamo presente che hanno innovato molto di più i CinqueStelle con le riforme sulla lotta alla corruzione con l’agente sotto copertura o con il blocco della prescrizione, rimane sbigottito: “Da una persona seria come lei non mi aspettavo questi discorsi”.

Ribattiamo che il partito più vecchio dell’arco parlamentare italiano ha qualche ruggine in più nel promuovere le innovazioni, tanto che deve ancora scontare un vecchio debito di 49 milioni da rimborsare in 73 anni e che, se insiste ad osannare queste condotte, il pieno glielo paghiamo in comode rate da euro 1,20 in 80 anni. Cambia faccia e si fa serio; questa adesione alla Lega qualche problema lo dà. “Ma come – incalziamo – una Lega che voleva la secessione per isolare il Sud e lasciarlo al suo destino dopo le rapine compiute dai Piemontesi 170 anni fa, una Lega così adesso prende i voti pure in Abruzzo?”. Siamo noi, adesso, a buttare benzina sul fuoco, ma il benzinaio non si fa trovare senza argomenti: “Tutte frottole per andare contro Salvini”. Il Capitano va difeso a prescindere da quello che dicevano i leghisti secessionisti di un tempo e dicono i leghisti autonomisti di oggi. E i 49 milioni di debito sono una ingiustizia voluta dai giudici.

Tempo di risalire in macchina e su “Radio anch’io” il “governatore” del Veneto conferma quale sia il concetto di “meridionale” per i leghisti di oggi. Partendo dall’affermazione che questa autonomia “è voluta dalla Costituzione”, in risposta alle critiche dei 5Stelle, Zaia non si fa scrupolo di parificare i meridionali agli asini al cospetto dei cavalli di razza veneti: “Se non vuoi applicare la Costituzione – dice – delle due l’una: o mi presenti la tua proposta di autonomia o presenti una modifica della Costituzione. Finiamola con queste manfrine del paese di serie A e Serie B. Il paese è già così e non per colpa delle autonomie: quello che ha 10 e lode deve studiare di meno per non far fare brutta figura all’asino. Se uno dice così, secondo me non ha neanche letto il progetto”. E l’asino, ovviamente, è il meridionale che non fa studiare neppure il settentrionale.

Quando attraversiamo il viadotto di Bussi al microfono di “Radio anch’io” prende la parola chi ha letto il progetto, cioè Gianfranco Viesti, docente universitario a Bari e autore di “Abolire il Mezzogiorno” (Laterza, 2003), ma anche “Mezzogiorno a tradimento: il Nord, il Sud e la politica che non c’è” (Laterza 2009),  e del recentissimo “Verso la secessione dei ricchi” (Laterza 2019). La Costituzione ha voluto le regioni, ma non prevede le autonomie differenziate che porteranno al trasferimento delle competenze sulle scuole, quindi scuole diverse (compresi i programmi) secondo le regioni di appartenenza; ma trasferimento anche di considerevoli quote di demanio oggi statale, di infrastrutture essenziali all’economia e, quindi, allo sviluppo omogeneo del Paese, come i mezzi di comunicazione (primi tra tutti quelli ferroviari).

Ci conformeremo al dualismo della Sanità che già oggi costringe i meridionali a farsi curare al Nord, certo per insipienza dei governanti del Sud (e l’esempio dell’Abruzzo, con Chiodi, D’Alfonso e Paolucci è emblematico), ma senza nessuna colpa di chi il suo dovere nei confronti dello Stato lo ha fatto fino in fondo, cioè degli amministrati. Verso costoro non può essere sbandierato il becero paragone che Zaia fa con gli asini, per i quali questi cavalli di razza del Veneto e della Lombardia non possono essere costretti ad aspettare. Sono proprio quei cavalli di razza, sotto le sembianze degli imprenditori del Nord-Est, ad aver incentivato venti o trenta anni fa l’ingresso di clandestini in Italia, a suo tempo dall’Albania, per avere manodopera a prezzo inferiore, quando avevano finito di sfruttare quella proveniente dal Meridione: braccianti sottopagati che poi sono venuti direttamente dall’Africa. Poi i leghisti hanno preso a recitare lo spartito opposto, quando si sono resi conto che avevano consegnato l’Italia agli stranieri man mano che questi assumevano la cittadinanza. E con la sanatoria che proprio il leghista Bossi articolò e fece passare insieme all’altro campione di patriottismo, Gianfranco Fini.

Le autonomie differenziate, quelle che sono state bloccate dal Consiglio dei Ministri di ieri, serviranno a lasciare un simulacro dell’Italia, quando i Leghisti alla Salvini torneranno a dire “Prima i Padani”, dopo la breve parentesi nella quale dicono “Prima gli Italiani”. Poi, una volta che avranno realizzato il federalismo fiscale, al Sud non verranno neppure le risorse che, sotto forma di elemosina, continuano oggi a pervenire a singhiozzi.

Certo, se regioni del Sud come l’Abruzzo si intestardiranno a pretendere opere faraoniche, inutili e dannose, come il traforo del Gran Sasso, o la ricostruzione integrale dell’Aquila quando la città ha cessato di esprimere il suo ruolo di centro fortificato del medioevo, o il rifacimento della A25 da Bussi a Collarmele con una decina di gallerie, delle quali una più lunga del traforo del Gran Sasso, oppure la Fondovalle Sangro, sarà difficile convincere i Nordici a solidarizzare con i… Sudici. Ma questo dipende anche dai voti dei benzinai che per fare dispetto ai corregionali votano per chi butta l’acqua con tutto il… benzinaio.

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