UTILITARIE ADATTE A VIAGGI “CUORE A CUORE”
28 GIUGNO 2019 – Piccola ed armoniosa, la “Douphine” era fatta per persone che si volevano bene e volevano stare vicine; un po’ come nella 500 e anche, perché no, nella 600, che però non erano altrettanto eleganti nelle curve accennate che rendevano il profilo tondeggiante, quasi aerodinamico.
Ora sui SUV marito e moglie viaggiano a distanza sufficiente a tenere segreta la messaggeria degli smartphone; dietro i pargoli guardano il televisore sull’altra faccia dei poggiatesta.
In una Renault Douphine degli Anni Sessanta viaggiava un cancelliere della Pretura di Pratola, che era tanto lungo da aver scardinato il sedile o forse da avervi collocato una aggiunta artigianale, che impediva anche ad un bambino di viaggiare nel sedile posteriore. Spazio ce ne sarebbe stato, ma quegli scricchiolii sinistri dello schienale sotto stress facevano optare per la sistemazione dietro il sedile di destra, dove viaggiavano le più umane misure del babbo, per solito abituato a prendere la corriera della “Saicem” e indotto ad accettare il passaggio in Douphine per il protrarsi dell’udienza penale oltre ogni orario delle tabelle a “Pied’ la Forma”, cioè Piazza I Maggio prima delle sparatorie notturne importate dal Venezuela.
Ora questa Douphine signoreggia lungo il Corso, al quadrivio, si gode la visione della Fontana del Vecchio, detta anche Vaschione, per nulla intimidita dalla Mercedes che la sfiora facendole sentire il fiato del turbo e del condizionatore a palla.
Sta a dimostrare, imperturbabile, che il mercato non va dove richiederebbe l’utenza: perché i piccoli veicoli, anche economici, sarebbero graditi negli spostamenti light, con piccolo dispendio anche di energia, per tornare cuore a cuore.






