NAPOLI ERA QUALCOSA DI PIU’ DI UNA CAPITALE

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NUOVI CONTRIBUTI SUL RUOLO DI UN REGNO: RICCARDO MUTI SULLE TRACCE DI MOZART, PAISIELLO E JOMMELLI

30 GIUGNO 2019 – In una lettera del 1777 al padre, Wolfgang Amadeus Mozart fa una riflessione su Napoli: “(…) se ci penso bene, in nessun altro Paese ho ricevuto così tanti onori e da nessun’altra parte sono stato così apprezzato come in Italia. E uno gode di molto credito, quando ha scritto opere in Italia, e soprattutto a Napoli. (…) Ho un desiderio indescrivibile di scrivere un’altra opera. (…) Se avrò scritto qualcosa per Napoli, sarò ricercato ovunque. (…) E’ vero, non si guadagna molto, ma è sempre qualcosa, e ci si fa più onore e reputazione con ciò che dando cento concerti in Germania”.

Riccardo Muti apre proprio con questa trascrizione un capitolo del suo recentissimo “L’infinito tra le note – Il mio viaggio nella musica” (Solferino, maggio 2019, pagine 1-120, euro 13,00) per riflettere a sua volta: “Le parole di Mozart non lasciano dubbi sull’importanza di Napoli, prima tra le grandi capitali musicali d’Europa nel Settecento. In quel secolo e già nel Seicento, nei quattro conservatori, nati come orfanotrofi, della città – Santa Maria di Loreto, Sant’Onofrio a Capuana, I Poveri di Gesù Cristo e la Pietà dei Turchini – si formarono intere schiere di musicisti, compositori, cantanti, strumentisti tra i più straordinari che l’intera Europa possa vantare. Bastano alcuni nomi per rendere l’dea dell’incredibile messe di genio e creatività che lì si concentra: prima di tutti Alessandro Scarlatti, poi Leonardo Leo, Nicola Porpora, Francesco Durante, Adolf Hasse e ancora Giovanni Battista Pergolesi, Niccolò Jommelli e Tommaso Traetta, e avanti fino a Niccolò Piccinni, Giovanni Paisiello, Domenico Cimarosa, Gaspare Spontini e arrivando al secolo successivo Saverio Mercadante. Ai quali si aggiungono i grandi cantanti Farinelli, Caffarelli, Gizziello… Un crogiolo di talenti che non ha pari, un’esplosione di idee, sia nel campo teatrale, banco di prova di sperimentazioni e trovate dirompenti, sia negli oratori e nel repertorio sacro, come nel versante strumentale: basti pensare ai tanti concerti composti non solo per gli archi, ma per i fiati, oboe, flauto, fagotto, corno: letteratura preziosa per lo sviluppo tecnico ed espressivo dei diversi strumenti.

Quando Mozart in occasione del suo primo viaggio in Italia, nel 1770, arriva a Napoli, incontra Paisiello ed anche Jommelli. Nello stesso anno Charles Burney, proprio a proposito di un’opera di Jommelli, il Demofoonte, descrive il Teatro di San Carlo, inaugurato nel 1737, oltre quarant’anni prima della Scala, con parole più che lusinghiere: “Il palcoscenico è immenso, le scene, i costumi e le decorazioni teatrali sono di una straordinaria magnificenza; penso che questo teatro sia superiore, per le attrezzature sceniche come per la musica, al grande teatro d’opera di Parigi”.

Per valorizzare la Scuola Napoletana, Riccardo Muti ha collaborato con Jurgen Flimm, direttore artistico del Festival di Salisburgo e dal 2007 per cinque anni la città austriaca, durante il Festival di Pentecoste, ha dato spazio a opere, oratori, messe, a composizioni non più eseguite da secoli. E sempre il Maestro direttore d’orchestra, fieramente napoletano, riprende l’osservazione di Flimm, secondo il quale “Mozart non è piovuto dal cielo”. La tappa nella capitale del Regno più importante d’Italia consentiva di incontrare musicisti del livello di Paisiello e Jommelli e di respirare l’ambiente che aveva loro consentito di raggiungere quel livello.

Con grande affetto per la sua città e nostalgia per quell’ambiente, ma anche con grande coraggio civico, Riccardo Muti in questo godibile, piccolo viaggio nell’…infinito racchiuso tra le note osserva come proprio nel Museo del Conservatorio di San Pietro a Majella “centinaia di tesori della storia della musica giacciono silenziosi sotto una coltre di polvere e di oblio nella ricchissima biblioteca” e “non si trova il modo di valorizzare, come sarebbe doveroso, il patrimonio di manoscritti”.

Riccardo Muti fu presente al Teatro comunale di Sulmona per la “prima” di una rappresentazione della figlia Chiara.

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