LA CONSULTA BOCCIA LA RICOSTRUZIONE DI PANTALONE

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CLAMOROSA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE SULLA LEGGE 28 DEL 2018

30 OTTOBRE 2019 – La Corte Costituzionale (nella foto del titolo il palazzo a fianco del Quirinale) ha dichiarato integralmente illegittima la legge regionale n. 28 del 2018 emanata per la “ricostruzione dell’Aquila”: una sequela di norme senza costrutto e, in particolare, senza l’indicazione della copertura finanziaria, quindi in aperta violazione dell’art. 81 della Costituzione. Il giudizio della Consulta è stato molto netto ed ha, in sostanza ritenuto che quella legge è soltanto un “proclama”, svincolata com’è, addirittura, anche da un semplice supporto tecnico. Insomma, la legge che avrebbe dovuto sostenere molti interventi pubblici in materia di ricostruzione dell’Aquila era disastrata anche senza scosse sismiche e, a questo punto, si può confermare che sia stata una semplice boutade elettoralistica della giunta uscente, capeggiata da Luciano D’Alfonso che ha di fatto preparato quella legge ed è rimasto alla presidenza fino a qualche giorno prima (era stato eletto al Senato).

In realtà, mentre infuriavano le polemiche sulla copertura del reddito di cittadinanza, ci chiedevamo come potesse partorirsi una legge che sembrava una chiacchierata da bar. Memori delle spese folli che hanno animato i “ricostruttori” del dopo sisma, con affidamenti anche a imprese pronte ad essere dichiarate fallite, eravamo autorizzati a ritenere che anche la Regione Abruzzo si tuffasse (o, meglio, continuasse a sguazzare) nel mare magnum dell’approssimazione e D’Alfonso inventasse strumenti legislativi come inventava le parole e le immagini oniriche dei suoi discorsi squinternati. Ora, finalmente, un organo giurisdizionale, il massimo giudice, quello delle leggi, ha segnato uno “stop” alle spese pazze per la ricostruzione aquilana. Si leveranno gli alti lai dei politici aquilani; Cialente darà per la quarta volta le dimissioni da sindaco e non le potrà ritirare nei venti giorni successivi (perchè non è più sindaco e solo per quello); Stefania Pezzopane andrà dietro alle… dietrologie evocando le congiure contro la città di Federico (che non è la città di Federico); la Deputazione di Storia Patria cercherà un frammento dal quale risultava, dopo il terremoto del 1703, una bolla pontificia che prevede la ricostruzione automatica ad ogni terremoto e nella stessa mappa urbanistica, a carico e spese dei fedeli non aquilani; la Fondazione Carispaq (ora che la Carispaq non c’è più) parlerà di danno all’economia (dopo quelli fatti dalla Carispaq per salvare l’impresa degli aquilani Irti). Insomma, tutta la “società civile” del paese costruito sopra il cocuzzolo per esigenze belliche non più attuali si ricompatterà per approvare un’altra legge che preveda di dilapidare le casse pubbliche. Ma ci sarà sempre una Corte Costituzionale che impedirà di speculare per ottenere finanziamenti incondizionati.

Noi speriamo, invece, che qualcuno voglia reagire e invocare, se si può ancora, l’abolizione delle indecenti norme che hanno disegnato un “cratere sismico” che parte dall’Aquila, giunge a Popoli, salta Pratola e Sulmona e riprende a Bugnara, in antitesi alle norme fisiche sulla propagazione delle onde dei terremoti. E questa sentenza ci fa ben sperare.

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