“I CENTO DISEGNI PIU’ BELLI” DEL GENIO DEL RINASCIMENTO IN MOSTRA DA DI MARZIO
1 NOVEMBRE 2019 – Lo splendido volume stampato da “Treccani” e “Giunti” nel dicembre scorso su “I cento disegni più belli” di Leonardo da Vinci dalle raccolte di tutto il mondo si apre con… una citazione di Ovidio: “Niente aveva forma stabile”, ripresa dal diciassettesimo verso del I libro delle “Metamorfosi”. E non è solo una delle tante frasi delle quali il mondo contemporaneo si nutre ancora riprendendole dalle “Mutate forme” del Sulmonese: Sara Taglialagamba, che è autrice dell’unico, affascinante scritto illustrativo dei cento, parla di Ovidio con parole nuove e rivelatrici, lo colloca tra coloro che dai filosofi riprendono “la teoria dei quattro elementi di Esiodo, di Pitagora e soprattutto di Empedocle, rileggendola nei termini atomistici di Lucrezio, per cui gli elementi diventano semina rerum”. “Ovidio – scrive più avanti l’autrice – elaborò una personale sintesi tra i pensieri di Omero, Esiodo e Lucrezio. Nei versi di apertura del libro I egli descrive la creazione del mondo unendo tra loro la celeberrima triade omerica del mare, della terra e del cielo e l’idea del caos originario, combinando abilmente l’idea del vuoto esiodeo con lo spazio atomisstico della tradizioine democritea e lucreziana. L’universo è dunque per Ovidio qualcosa in continuo mutamento, un concetto che ben motiva l’idea imperante di una natura naturans alla base del tema delle metamorfosi e delle continue trasformazioni. Ovidio e il suo poema mitologico erano già molto apprezzati e studiati nel colto ambiente fiorentino, come documentano non soltato gli artisti, come ad esempio i fratelli Piero e Antonio del Pollaiolo con lo straordinario dipinto di Apollo e Dafne (Londra, National Gallery, ca. 1470-1480), ma anche il Poliziano, che ne trasse ispirazione per alcuni suoi componimenti e, in particolare, per la sua opera teatrale, l’Orfeo, scritta tra il 1479 e il 1480. La conoscenza delle Metamorfosi da parte di Leonardo è attestata già a partire dal 1480, quando egli trascrisse due passi relativi al violento discorso di Aiace che rivendica per sé le armi di Achille (libro XIII, vv. 13-15) e l’amara riflessione sulla vecchiaia di Elena (libro XV, vv. 232-236) al foglio 71 r-a (195 r) del Codice Atlantico. Difficile poter affermare a quale manoscritto o redazione avesse avuto accesso Leonardo, anche se, alcuni anni dopo, egli possedeva una copia dell’Ovidio Matamorphoseos che, infatti, figura sia al foglio 210 r-a (559 del Codice Atlantico (ca. 1490-1491) sia nel celeberrimo elenco dei libri “serrati nel cassone” appuntato ai fogli 2 v – 3 r del Codice di Madrid II (ca 1503-1503), che avrebbe potuto in qualche modo esercitare influssi per la concezione del tema della Leda stante e recubante elaborato infatti attorno al 1504-1505”.

Il titolare del Bar Di Marzio, Vincenzo Mancini
Insomma, occasione migliore non poteva presentarsi per Sulmona di celebrare l’anniversario di Leonardo con questo riferimento a Ovidio approfittando degli ultimi scampoli del Bimillenario come lo ha inteso “Il Vaschione” sin dal prologo inaugurato nella “Villa di Ovidio” (che villa di Ovidio non era) al tempio di Ercole Curino con la rappresentazione “Tempeste” del teatro Thiasos. Il volume di Giunti-Treccani (cm. 30 x 45) si vale anche della “riproduzione in fac-simile di 19 disegni di Leonardo da Vinci della raccolta della Biblioteca Reale di Windsor”, concessa “per sovrano consenso dalla Regina Elisabetta II” ed è composto della premessa di Carlo Pedretti, della introduzione di Paolo Galluzzi, di una nota al catalogo, del catalogo e degli indici dei disegni per numero di scheda, della tavola di concordanza dei disegni per numero d’inventario e della Bibliografia.
I disegni provengono dalla Biblioteca National De Espana di Madrid, dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano, dall’Istitut de France di Parigi, dalla Biblioteca Reale di Torino, dalla Bill& Melinda Gates Foundation di Seattle, dalla Royal Collection di Windsor.
Il volume, di 250 pagine in carta di Fabriano, sarà consultabile nel “Giorno del Vaschione” nella saletta del Bar Di Marzio. Nei tavoli del Caffè si potranno, inoltre, leggere gli articoli che “Il Vaschione” ha dedicato all’ipotesi del passaggio di Leonardo da Vinci a Sulmona al seguito di Paolo Trivulzio, ripresi dal numero dell’estate del 2014.






