PARADOSSALE INCARICO A GIOVANNI LEGNINI PER LA RICOSTRUZIONE
16 FEBBRAIO 2020 – L’avv. Giovanni Legnini è stato designato quale commissario alla ricostruzione nei territori dell’Abruzzo, dell’Umbria, delle Marche e del Lazio in seguito agli ultimi eventi sismici. Ha dichiarato alla stampa, che l’ha riportato a tutta pagina (come “Il Centro”) : “Ho la fiducia di quattro regioni”.
Questo ricevere una investitura così trionfale accosta la vicenda dei dolorosi terremoti del centro-Italia a quei fumetti nei quali il protagonista, con la spada sollevata su monti e valli e mari proclama: “A me i poteri!”. Se si pensa quanto abbiano protestato e continuino a protestare i malcapitati che, pur se sopravvissuti, si sono trovati nel dramma del dopo-terremoto, si ravvisa il giusto diritto alla pernacchia, una di quelle che raccontava Francesco Sardi de Letto di ritorno da Scontrone (!!!) per una campagna elettorale fatta piazza per piazza, panchina per panchina: “Non finiva mai quel versaccio…!”. E in quanto a fiducia, che spettava solo ai prodotti “Galbani”, è rimasta pietra miliare una battura altrettanto irriverente quando fu arrestato Mattioli, manager della Fiat. All’ingresso del posto di polizia giudiziaria gli si chiede: “Ha l’avvocato di fiducia?”. “No – risponde l’indagato – ma ho la fiducia dell’Avvocato…”.
Ma se si vuol passare dal faceto al serio, i trionfalismi non sarebbero consentiti se si pensa che, molto prima degli undici anni passati oggi dal sisma dell’Aquila, in Friuli si era finito di ricostruire i paesi di un terremoto ben più devastante, che provocò quasi mille morti. Qui siamo ancora alla nomina di uno dei tanti commissari e, va aggiunto, si sono spesi molti più soldi pubblici per costruire quello che non c’era: le case che le persone non vogliono neppure occupare e lasciano deteriorare. Oggi non si può fare più una ri-costruzione, perché è stata già fatta una costruzione del tutto avulsa dalla realtà urbanistica: dell’Aquila come di Amatrice e via dicendo. Quattro regioni non hanno dato nessuna fiducia allo Stato e, prima di parlare di fiducia, bisognerebbe sondare gli orientamenti degli elettori, con un referendum del “sì” e del “no” al sistema stesso della “ricostruzione”; oppure basterebbe un sondaggio per conoscere il nome dell’uomo politico (o del manager) che i terremotati vorrebbero e del quale si fiderebbero. E certamente non sarebbe il caso di inserire nella rosa un abruzzese che è stato sconfitto, alle urne, da un romano in permesso di soggiorno come Marsilio, al termine di una campagna elettorale condotta con lo stesso entusiasmo tratteggiato da Crozza per i comizi di Ingroia. Per non parlare, in ultimo, dell’ennesimo atto di autolesionismo del Pd, che manda in Consiglio regionale un condottiero che alla prima traversa a destra se la squaglia dal suo ruolo.






