IL VIRUS METTE IL PEPE SULLA CODA DEI POSTINI

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UN GIORNO PER LA CONSEGNA DI UNA RACCOMANDATA E UN GIORNO PER LA RICONSEGNA DELL’AVVISO DI RICEVIMENTO, SENZA SOVRAPPREZZO

13 MARZO 2020 – In tempo di coronavirus i servizi postali sfoderano uno sprint insospettabile. Due raccomandate con avviso di ricevimento, ordinarie, partite ieri l’altro, 11 marzo, sono state consegnate ieri. E non basta: l’avviso di ricevimento è stato recapito oggi nella posta che non arriva neanche tutti i giorni. Sembra essere tornati agli anni Ottanta, quando si portava una raccomandata alle 9 del mattino e, chiedendo con modi cortesi che venisse inserita nel giro dei recapiti della mattinata, si otteneva quello che oggi non è possibile; e senza neppure sovrapprezzi di espresso o racc1. Erano ritmi da posta elettronica certificata. Allora non è vero che la posta sistematicamente non può andare veloce… Quando gli avvisi di ricevimento impiegano un mese per essere restituiti non è questione di carenze di personale…

Strana bestia questo coronavirus. Accelera i servizi pubblici come se fosse uno spauracchio, tanto che questo taglio improvviso dei tempi ci fa tornare alla mente la riflessione, cinica e ad alta voce, di un viaggiatore sulla linea ferroviaria Sulmona-Roma. Era il 1986 e in una afosa giornata estiva l’Espresso partito alle 14,50 da Sulmona si era già fermato a Bugnara (che non era prevista tra le tappe), ad Anversa (che era prevista) e a Goriano (non prevista). Giunto poco dopo Cocullo si fermò in aperta montagna: così, sul binario unico. Un viaggiatore di mezza età stava nel suo scompartimento, nel vagone semivuoto, un paio di porte da quello del nostro scompartimento. Il suo non era un proclama politico, non avrebbe potuto esserlo perché non poteva sapere se l’unico altro viaggiatore potesse captarlo. Fu l’inno della disperazione di chi aveva da fare a Roma e metteva in conto di arrivare oltre le 18 (che era l’orario in tabella). Da qui lo sfogo: “Ma non era meglio quando i treni andavano con l’olio di ricino? Scivolavano meglio…”. Forse fu uno degli ultimi viaggi su quella linea, dove di lì a poco qualcun altro confermò che “quando  c’era lui… i treni arrivavano in orario”, aggiungendo la domanda: “E allora non era meglio fargli fare il capostazione?”.

Gli effetti delle emergenze sociali sui servizi possono essere i più vari e così la rivoluzione fascista portò ordine e rispetto degli orari nelle Ferrovie dello Stato. Ma, visti gli esiti della guerra voluta dall'Italia in camicia nera, molti, a distanza, si sono chiesti se non era opportuno che il Duce avesse scelto la carriera su ibinari
La ferrovia ROMA.PESCARA a Bugnara
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