SCENE INDEGNE ALL’INGRESSO PER IL RICOVERO FORZATO DI MALATI IN UNA STRUTTURA CHE NON HA PROTEZIONI – SE SI SVILUPPERA’ L’EPIDEMIA PER IL CONTAGIO ALLA CITTA’ MARSILIO E TESTA SARANNO DENUNCIATI PER AVERLA CAUSATA
27 MARZO 2020 – La contrapposizione tra le autorità locali e la Azienda sanitaria locale n. 1 si è risolta con i Carabinieri al “SS Annunziata”: da un lato c’era l’ospedale (addirittura con la posizione netta del direttore sanitario) che non può contenere malati di contagiosità così alta e, dall’altro, una azienda sanitaria che dovrebbe gestire l’emergenza del Coronavirus su scala provinciale. Di fatto, il “manager” Testa portava un ordine più alto, che va al di là dell’ambito provinciale e solo per questo era imperativo: quello della Regione, a capo della quale Marsilio ha affermato che un ospedale “No covid” può diventare un “ospedale covid” anche senza nessuna trasformazione: così com’è, con le lettighe che non sono a tenuta per evitare il contagio virale, con le corsie dove passano gli altri malati che non sono portatori del virus. Quindi, con medici e infermieri che non hanno le dotazioni sufficienti per proteggersi dall’alta contagiosità del coronavirus e che, tornando a casa, lasciano una sequenza di virus dappertutto, per quanto vogliano fare uso di disinfettanti e per quanto vogliano sanificare gli ambienti che li ospitano o i supermercati dove si recano a fare la spesa. Non per niente in Cina le autorità si sono comportate diversamente, andando a realizzare ospedali per malati covid ben lontano da tutti gli altri,
Pur in presenza di osservazioni dalla logica così semplice e inoppugnabile, la Regione e la ASL hanno usato il pugno di ferro ed hanno imposto una scelta scellerata con la presenza dei Carabinieri, perché ogni protesta fosse spenta sul nascere. Ora Marsilio e Testa hanno dalla loro soltanto la ragione della violenza; di chi, pur con le raccomandazioni di illustri scienziati, procede per la strada meno prudente, con la consapevolezza che tale scelta può accelerare la diffusione del virus in un’area nella quale fino a qualche ora fa non se ne aveva traccia. Se non si può contare su una giusta reazione della collettività per questo atto di prepotenza o, peggio, di calcolo politico, occorre in questa fase prendere l’impegno chiaro e netto: se l’ospedale di Sulmona si trasformerà in focolaio (come già accaduto per ospedali minori: quello di Codogno innanzitutto), questo giornale denuncerà alla magistratura la condotta di Marsilio, Testa e di tutti coloro che hanno con loro collaborato a questa soluzione deficitaria sotto il profilo scientifico e largamente parziale, se non speculativa, sotto il profilo amministrativo, visto che quei malati potevano essere ricoverati in strutture munite delle adeguate tutele e non sature come satura era ed è quella di Sulmona con un solo posto a pressione negativa. E non sarà una accusa che determinerà la applicazione delle pene connesse ad una contravvenzione: sarà connessa alla ipotesi di chi, in tempo di epidemie, si comporta come si sono comportati Marsilio, Testa e i loro sodali, nonostante la precisa presa di posizione in senso contrario del rappresentante della comunità locale nella persona del sindaco. I Carabinieri, poi, li chiederemo noi sotto le case di costoro e vedremo se la violenza della legge può essere usata a senso unico. Infermieri e medici dell’Annunziata debbono solo farci avere un report dei loro spostamenti: in città, non solo dentro l’ospedale, se vorranno che il loro sacrificio non sarà stato un eroismo inutile. E vedremo se la Corte di Cassazione, quando dovrà giudicare questa condotta, la riterrà consona a chi ha il dovere di prevenire epidemie e di ridurne i rischi quando sono in atto.






