MA L’OSPEDALE NON PUO’ DIVENTARE UN LAZZARETTO

1432

LE SCONCERTANTI CONDOTTE DI MARSILIO E IL SOSTEGNO DELLE FORZE POLITICHE – AUSPICABILE UNA CHIARA REAZIONE DEI CITTADINI

26 marzo 2020 – Non è a Marco Marsilio che bisogna chiedere conto delle affermazioni che ha fatto sulla classificazione degli ospedali abruzzesi e, per quel che ci interessa, di quello di Sulmona. Sulle capacità e sulla autorevolezza di questo personaggio irrisolto della politica romana catapultato a fine corsa nella realtà abruzzese (dove vanta radici che risalgono ai nonni, come qualsiasi emigrato in USA) non avevamo soverchie aspettative; bastava sentire i suoi discorsi per capire che non aveva voglia, né risorse per guidare una regione. E’, dunque, a chi ce l’ha messo che bisognerebbe chiedere se l’Abruzzo è una regione che merita di essere governata oppure se deve rappresentare una discarica di politici che hanno fatto solo da “yesman” e, quindi, sono organici a disegni che dall’Abruzzo non partono, né dell’Abruzzo considerano le minime aspettative. Parliamo innanzitutto di “Fratelli d’Italia”, che si arroga il ruolo di forza di destra ed è soltanto una versione non corretta della Democrazia Cristiana dorotea, che dietro il paravento del pragmatismo ordisce i peggiori compromessi. Parliamo, poi, della Lega, che ha indotto qualcuno a pensare in un effettivo rinnovamento, ma che si comporta come le peggiori forze politiche della seconda e terza repubblica (quelle che fanno rimpiangere ai seguaci di Craxi la prima repubblica); è la Lega che è insorta contro la sconcertante delibera che affida al pubblicitario della campagna elettorale di Marsilio una campagna di informazione sul Coronavirus. Ma oltre a questo blando borbottìo non ha fatto niente e ovviamente Marsilio prosegue per la strada che per lui è più conveniente.

Se Marsilio se ne esce con le scempiaggini sugli ospedali che debbono tutti ricevere malati di coronavirus anche se non hanno attrezzature che contrastino un minimo il pericolo di contagio, non è a lui che bisognerà indirizzare il dissenso: per essere un catapultato che è venuto a svernare in Abruzzo e a guadagnare il pensionamento non si curerà di alcun invito, intimazione, diffida. Per lui è sufficiente arrivare a fine mandato, visto che sa bene che non si ripresenterà, né intende costruirsi un avvenire politico in una regione che non conosce e dalla quale non è conosciuto. Se Marsilio sostiene che all’ospedale di Sulmona può passare il contagio e scrive le scempiaggini che leggiamo nella lettera inviata dal Pd alla sindaca, dobbiamo chiederne conto alle forze politiche che l’hanno collocato in Regione; ma, visto che personaggi che pare siano di punta della Lega (ovviamente di punta rispetto alla piattezza gutturale di quel partito), come D’Eramo, vengono interpellati formalmente e, come è accaduto meno di un anno fa, si impegnano  a fornire delle risposte e poi non rispettano un impegno del genere (sacrosanto in un regime di trasparenza e democrazia), non resta che chiedere a “Fratelli d’Italia” se non sia il caso che l’Uomo venga rispedito a Roma. Quello che ha scritto Marsilio rischia di ingenerare reazioni incontrollate in Valle Peligna; ovviamente verranno in suo soccorso per questa scelta scellerata politici che lo hanno  blandito in campagna elettorale per ottenere un posto in giunta; che sono stati scacciati e sconfessati (ma scacciati sempre con l’ambiguità tipica dell’Uomo, che Marianna Scoccia non pensa proprio di tenere a debita distanza perché gli può servire per un sostegno disperato). E infatti Andrea Gerosolimo, marito di Marianna Scoccia, ha già dato del “traditore della patria” a chi contestava sui “social” la scelta di allestire cure contro il Coronavirus all’ospedale di Sulmona. Nessuna meraviglia anche per questa presa di posizione, visto che proprio Gerosolimo, che era assessore regionale, si guardò bene dal battersi contro la scelta governativa, il 22 dicembre 2017 nella riunione alla quale era stata invitata la giunta regionale abruzzese, di collocare la centrale SNAM di Sulmona; si guardò bene, pur essendo assessore regionale, dall’impedire che rifiuti di ogni genere, compresi quelli non trasformabili e quindi interrati definitivamente a Noce Mattei, fossero indirizzati dal governatore D’Alfonso a Sulmona; che si guardò bene dal reagire all’ipotesi, sostenuta dalla giunta regionale, di eliminare la autostrada A25 dalla Valle Peligna.

Respingere malati di coronavirus dall’ospedale di Sulmona non ha niente a che vedere con la solidarietà nazionale e lo spirito civico, perché quei malati possono andare in strutture e con modalità che consentano di prevenire il contagio (diversamente, si trasforma l’ospedale di Sulmona in un lazzaretto, mentre ad Avezzano i posti di infettivologia restano vuoti e a L’Aquila l’ospedale del G8 non è ancora utilizzato al massimo delle risorse). Partecipare al mercato degli scambi politici a scapito della città e del comprensorio è la condotta che espone questi “politici” alla giusta reazione della Valle Peligna che speriamo, almeno questa volta, non sarà abbindolata da promesse di assunzione a questo o a quell’ente. Poi, se sarà così, vorrà dire che ognuno si regolerà di conseguenza, ma senza che nessuno si permetta di sbandierare obblighi di solidarietà civica.

Please follow and like us: