QUALI SCELTE GUIDANO I CRONISTI NEL RIPORTARE LE FOTO DEGLI INDAGATI E DEI CONDANNATI? E IN ALTRI CASI NE’ FOTO, NE’ NOMI, NE’ INIZIALI?
22 FEBBRAIO 2025 – Il presidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo, dott. Stefano Pallotta, ha indirizzato una lettera agli iscritti per salutarli dopo venti anni di conduzione dell’ente. Ha ripercorso le tappe più importanti del suo lungo mandato, tra le quali l’acquisto della sede e una serie importante di eventi per la formazione progressiva. Pallotta ha impersonato l’istituzione ed è stato sempre presente nei convegni nei quali bisognava focalizzare la funzione ed i compiti dei giornalisti, nelle commemorazioni di colleghi che si sono spesi senza limiti nella professione, nelle inaugurazioni di associazioni, biblioteche, mostre nelle quali comunque si facesse riferimento alla… penna e al suo modo di usarla, allo stile con la quale l’avevano usata abruzzesi illustri o illustri visitatori dell’Abruzzo. Pallotta ha costantemente richiamato l’obbligo di assumere i giornalisti secondo criteri di merito; ha svolto interventi per verificare i criteri di distribuzione delle risorse di enti pubblici alle testate giornalistiche
Ora Pallotta potrebbe andare al Consiglio nazionale.
Debbono aver marinato gli approfonditi corsi di deontologia nella professione giornalistica alcuni di quelli che in Valle Peligna usano computer e smart phone, in particolare nella cronaca giudiziaria. Non si capisce ancora, dopo tanti anni dall’introduzione delle varie “Carte”, quando si possa citare un indagato con nome e cognome; quando si possa allegare una foto; quando solo le iniziali. Si verificano arresti, che non vogliono significare riscontri di colpevolezza, per i quali si sbatte il mostro in prima pagina, con foto che non sono più quelle segnaletiche che le questure passavano di contrabbando negli anni Sessanta e Settanta. Si mettono nomi e cognomi di giovani poco più che maggiorenni, così marchiati per sempre nella “rete”. Per altri arrestati si mettono solo le iniziali. E poi ci sono sentenze, che, per quanto di primo grado, si avvicinano di più ad un riconoscimento di colpevolezza, che non recano né le foto, né i nomi, né le iniziali.

Per chi ci si metta d’impegno, non è facile recuperare il filo rosso che guida la logica di certe scelte: non è la minore età, perché questa condotta differenziata riguarda tutti i protagonisti dei fatti di nera e giudiziaria over 18; non è la gravità del reato, perché la gamma delle condanne inflitte o delle pene previste (in caso di arrestati) è la più ampia che si possa immaginare.
Escluso che si possa pensare che sia la prestanza fisica dell’indagato o del condannato o la aggressività che lo porterebbe a “corcare” il cronista all’uscita del tribunale; escluso che possa essere una qualche utilità elargita al cronista dalla parte interessata o dal suo avvocato (per esempio: un mutuo in banca o il ritardo in un recupero di credito); messa da parte l’ipotesi residuale che vincoli di parentela influiscano nella scelta per le iniziali, per il nome e cognome e per la fotografia; respinta l’ipotesi che il giornalista scelga secondo l’umore con il quale si è svegliato la mattina; messo da parte tutto questo, non si trova il motivo per il quale alcuni indagati o condannati vengano protetti con il muro impenetrabile di Ustica, tanto da provocare il risentimento dei leoni da tastiera, indemoniati nel bollare i giornalisti (e le testate) come pavidi, corrotti, leccaculo e tutto quello che di… signorile si legge nelle testate online aperte a questo genere di contributi. Toni certamente fuori luogo, ma critica azzeccatissima.
Se un cronista si dimostra così ondivago, non è da bersagliare in questo modo; ma gli si potrebbe chiedere, incontrandolo per strada, a quali principi deontologici risponda; se è un corrotto, un elemosinante, una scimmia dispettosa. Insomma: se è un giornalista o una sottospecie.
Nella foto del titolo: il mascherone della Fontana del Vecchio, detta “Il Vaschione”, guarda accigliato; nella foto dell’articolo Stefano Pallotta in un incontro-dibattito con Giuseppe Guastella.






