TORNA L’IPOTESI DI ACCORPARE I TRIBUNALI

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INTERVENTO DI GRATTERI A CAMPOBASSO – IL CASO DI SULMONA E DI AVEZZANO E L’IMMINENTE SCADENZA DEL TERMINE DI LEGGE

3 MARZO 2025 – Intervenendo venerdì in un incontro con gli studenti del “Convitto nazionale Pagano” sul tema della legalità e della Costituzione, il Procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, ha sottolineato l’opportunità di accorpare alcune sedi giudiziarie. Ha citato, ad esempio, il caso di Larino, Vasto e Lanciano, tre tribunali in 80 chilometri. “La mia idea è di farne uno solo in modo da contribuire ad un notevole risparmio delle spese”.

Se la riforma della geografia giudiziaria sarà affrontata radicalmente, dovrà essere svincolata dall’attuale assetto amministrativo provinciale, in modo da evitare che vengano conservati tribunali a distanza di 15 chilometri l’uno dall’altro, come si registra proprio in Abruzzo con Chieti e Pescara e, d’altra parte, che venga conservato un territorio esteso per metà regione e privo di tribunali, come si registrerebbe dal I gennaio 2016 proprio in Abruzzo al di sotto della linea di parallelo di Chieti e Pescara.

Ma una radicale riforma della geografia giudiziaria è, allo stato attuale, un’utopia; e, d’altra parte, incalza il tempo della soppressione dei quattro tribunali che in Abruzzo non hanno sede in città capoluogo di provincia e per questo sono destinati a chiudere il 31 dicembre 2025. L’idea di un accorpamento non è nuova, almeno per il caso di Sulmona ed Avezzano; ed aveva trovato una entusiastica approvazione nella Marsica. Un po’ meno nella Valle Peligna, forse per il malcelato timore che, date le dimensioni e il numero di iscrizioni a ruolo, a prevalere sarebbe stato il tribunale di Avezzano, al punto da inglobare sostanzialmente quello di Sulmona.

A pochi mesi dalla soppressione, quando i quattro tribunali abruzzesi non sono stati oggetto di ulteriore proroga (rispetto alle altre tre o quattro già decise) e mentre la proroga ha riguardato altri tribunali nelle stesse condizioni, prudenza vorrebbe che le ipotesi di accorpamenti venissero perseguite. L’innalzamento della competenza per valore del giudice di pace ha portato ad un’ulteriore riduzione del numero delle iscrizioni civili del tribunale; e questo dato inciderà nella valutazione statistica, che non è proprio l’ultimo degli argomenti che animano le riforme in materia.

Il dott. Gratteri ha già evidenziato negli anni scorsi come una sostanziale riforma debba riguardare anche le Corti d’Appello e non è una novità che quella dell’Aquila venga accorpata ad Ancona, con un definitivo decentramento dell’Abruzzo sul fronte dell’attività giudiziaria. Anche per quel tipo di riforma, politici attenti comincerebbero a farsi carico della ipotesi di accorpare la Corte d’Appello dell’Aquila a quella di Roma, perché, tranne che per gli abitanti dell’Aquila e di Teramo, per i due terzi della provincia dell’Aquila, nonché per tutte le province di Chieti e di Pescara, il trasferimento a Roma sarebbe meno afflittivo, posto anche il fatto che nella Capitale si trovano altri importanti uffici giudiziari, ad incominciare dalla Corte di Cassazione.

L’impressione è quella che i politici riposino su una irresponsabile indolenza; oppure che dolosamente non pongano mano alla revisione della geografia giudiziaria proprio perché non sono in grado di gestire i contrasti che deriveranno quando si tratterà di scegliere concretamente le sedi da salvare, quelle da accorpare e quelle da sopprimere.

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