E A SULMONA QUALCUNO SI RICORDA CHE ESISTE AVEZZANO

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SALVAGUARDIA DEI TRIBUNALI: BISOGNA CAMBIARE STRATEGIE E STRATEGHI

3 NOVEMBRE 2014 – La prospettiva di sistemare gli uffici giudiziari di Sulmona e Avezzano in un edificio separato rispetto al tribunale dell’Aquila;

la scomposta reazione alle critiche che a questo disegno sono state opposte dagli avvocati di Avezzano tramite il loro presidente; le contorsioni per correggere il tiro dopo l’imbarazzo creato all’interno della stessa forza politica, il Pd, che aveva sostenuto il progetto dell’accorpamento da realizzare subito: sono tutti segnali di quanto le due città principali in provincia dell’Aquila avranno ancora da subire dalla leadership del capoluogo in fatto di geografia giudiziaria. E’ dei giorni scorsi l’iniziativa della associazione “Patto per Sulmona” di sollecitare e incentivare un collegamento tra Avezzano e Sulmona sul tema dei tribunali; ma l’ipotesi era stata sostenuta proprio da questo sito (v. “Stessi giudici per Sulmona e Avezzano” nella sezione GIUSTIZIA e, in simultanea, dal presidente della Camera penale di Avezzano, avv. Leonardo Casciere, e dallo stesso Ordine professionale marsicano (v. “Colucci: Siamo d’accordo con gli avvocati di Sulmona” Da Sulmona: “Con chi?”) per fornire una alternativa alla soppressione di entrambi i tribunali e per salvarne uno che si fondi  sostanzialmente sul concorso dei due territori e si divida i relativi uffici (civile, penale, fallimentare) in modo da compenetrare le risorse e da conservare il rapporto con le popolazioni interessate.

Questa strategia va considerata alla luce di due riflessioni che scaturiscono proprio dagli ultimi avvenimenti. Da un lato è chiaro che L’Aquila non sarà in grado di accogliere, presto in termini di decente funzionalità, gli uffici di Avezzano e Sulmona in un unico contesto.

Dall’altro lato, occorre prendere atto del fallimento della gestione della crisi: addirittura da Sulmona si è tentato di accreditare la strategia di incontrare separatamente (quindi, su tavoli distanti rispetto ad una delegazione marsicana) le autorità preposte a tracciare la nuova geografia giudiziaria, sostenendo che Sulmona avesse più probabilità di Avezzano di salvarsi. Si è tentato, quindi, di fare qualcosa che è al limite tra l’uscita umoristica e l’autentica sindrome di onnipotenza, una sorta di idea del dott. Stranamore: come se neppure un ministro incapace come Orlando capisse che, di fronte a numeri di iscrizioni di processi che indicano Avezzano più  dotato di Sulmona e L’Aquila messe insieme, non è proprio pensabile salvare Sulmona piuttosto che Avezzano (v.”GIUSTIZIA Anche le statistiche salverebbero Sulmona e Avezzano” nella sezione GIUSTIZIA di questo sito: “Polveri bagnate nel comitato per il tribunale” ). Altro errore marchiano degli ultimi due anni, che a Sulmona non si è corretto nonostante le indicazioni in senso contrario venute anche da questo sito, è venuto dalla caparbia con la quale sono stati ricercati i contatti con i politici, Legnini, Pelino, Pezzopane,  che, se non hanno votato personalmente la legge di soppressione come hanno fatto i primi due, partecipano, come l’altra, ad una formazione politica che la soppressione di Avezzano e Sulmona continua a sostenerla, sia pure parzialmente procrastinata (v. “Tribunali: continua la caccia ai fessi”,  “Le pecore al lupo” e “Togliete pure il tribunale, ma risparmiateci le pernacchie” nella sezione GIUSTIZIA).

Adesso è giunto il tempo di impedire che questa fallimentare gestione della crisi venga continuata con la testardaggine tipica degli stolti. Le “trattative private” con questo o quel funzionario del ministero, con questo o quel ministro che ha avuto contatti con Sulmona (come la Cancellieri che sarebbe stata allattata a Sulmona durante l’ultima guerra: pensa un po’ che legame…) denotano la totale mancanza di senso pratico; ed espongono i professionisti e gli utenti della giustizia al rischio di arrivare impreparati alla data nella quale cancellieri (veri), giudici e fascicoli prenderanno la via dell’Aquila. Occorre battere altre strade e quella di una unione tra Sulmona e Avezzano è, al momento, la più logica oppure la soluzione meno dannosa rispetto alla vera e propria debacle che attende il settore della giustizia in Valle Peligna.

 Tribunale di Sulmona0213

Non rispondere a Cialente e lasciare soli il Foro di Avezzano e la città di Avezzano a combattere una giusta battaglia contro la protervia della città accorpante (e sfornita finanche delle aule dove ospitare gli uffici giudiziari) è stato indice di grave superficialità, che del resto fa il paio con l’aria di superiorità, tipica dei deboli più deboli, con la quale è stata accolta la proposta (pure ben accettata dalla Camera Penale e dall’Ordine degli Avvocati di Avezzano) di tentare un collante tra Sulmona e Avezzano.

La presa di posizione di un’altra associazione cittadina, come quella cui si accennava in apertura, suona l’ultimo campanello per una resipiscenza: perché si mettano da parte i molti che hanno articolato proposte sballate e si faccia spazio a chi, anche all’interno delle forze politiche cittadine, ma anche delle professioni e degli stessi sindacati dei lavoratori, potrebbe dare un contributo utile. Certamente ne scaturirebbe un pizzico più utile del niente condito di nulla fatto finora con gli “Stati generali della giustizia” del dicembre del 2011; con il Comitato costituito nell’aula (in pompa) magna del Comune nel luglio 2013 solo per far parlare Legnini e Pelino in un contesto dove invece avrebbero dovuto solo arrossire in silenzio (e con il sindaco Ranalli  intento solo a zittire qualsiasi voce di dissenso costruttivo); con i convegni tenuti in tribunale per le pratiche di onanismo giuridico cui spesso si concedono gli operatori del settore; con le “sessioni separate” tra Via Arenula e Piazza Montecitorio a rincorrere imbarazzati nipoti, cugini e collaterali di sulmonesi residenti altrove da generazioni. E’ ora di dire basta: anche perché alla protervia degli Aquilani fa spesso da sponda la dabbenaggine di molti Sulmonesi che considerano i Marsicani come gente ancora da guidare e da ammaestrare. Proprio quell’atteggiamento che caratterizza i falliti di professione.