IL SAN PANFILO CHE ARRIVA IN RITARDO

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NEL DESERTO DI NOMI E LISTE DI SALVATAGGIO SULMONESE, UNA DATA CHE POTREBBE RICHIAMARE L’IMPEGNO CIVICO DI PERSONE AUTOREVOLI

31 MARZO 2025 – L’ipotesi che la centrale di spinta di Sulmona sia un obiettivo militare di primaria importanza e che, quindi, diventi un pericolo per la popolazione civile, è concreta e reale. Lo ricorda il “Coordinamento per il clima fuori dal fossile” che richiama l’attacco del 20 marzo alla centrale di compressione di Sudzha, nella regione russa del Kursk: “Il bombardamento della centrale è solo l’ultimo episodio degli attacchi agli impianti energetici che sono stati intensificati da ambedue le parti in guerra. Pochi giorni prima l’esercito ucraino aveva colpito due stazioni di compressione del gas nelle regioni russe di Tambov e Saratov e i servizi speciali ucraini (Sbu) avevano rivendicato l’azione affermando che in questo modo si “riduce la capacità russa di finanziare la guerra”. Da parte sua, nelle settimane precedenti la Russia aveva lanciato massicci attacchi missilistici e con droni contro le infrastrutture del gas ucraine e Kiev aveva protestato contro questi “attacchi criminali” che impediscono di assicurare i bisogni quotidiani dei cittadini”

Nel contesto internazionale nel quale si accreditano ipotesi che, se i Russi non venissero fermati in tempo, arriverebbero in Portogallo (made in Severgnini) e che la Russia sta per attaccare uno per uno i Paesi europei per testarne la resistenza (made in Mieli), cioè in un panorama di allarme nel senso etimologico del termine (alle armi; made in Von der Leyen, con i nani Tajani ad applaudire) trovarsi un obiettivo militare a due chilometri in linea d’aria dal centro di Sulmona fa un certo effetto, anche a prescindere dall’inquinamento costante che la centrale di spinta porterà. E’ lo stesso brivido che recò la notizia di un Gheddafi interessato alla base missilistica di San Cosimo, accreditata da un famoso servizio su “L’Espresso” e inutilmente oggetto di verifica con una interrogazione parlamentare di Michele Celidonio. Quindi, sostanzialmente confermata.

E’ già un miracolo che ci sia ancora un mercato immobiliare, tra la gestione di Andrea Gerosolimo della discarica del Cogesa, che ha portato al precipizio le valutazioni delle case a Sulmona (un appartamento di 130 mq, con doppio bagno e doppio posto-macchina costa 70.000,00 euro e ci sarebbe da meravigliarsi se costasse quanto costava prima di Annamaria Casini, con tutte le puzze e le malattie che sprigiona) e le ospitate di Mieli al Seminario di Via Roosevelt il giorno dopo che ha inneggiato al “Re-Arm Europe” del quale Giorgia Meloni chiede solo un nome diverso.

Eravamo appena usciti dall’incubo, sventolato da fenomeni dell’INGV che dicevano che il terremoto successivo a quello dell’Aquila sarebbe stato a Sulmona, che il talento prezzano si è schierato agli ordini di Luciano D’Alfonso per mandare i rifiuti tossici del porto di Pescara a Noce Mattei e si guardò bene dall’andare al Consiglio dei Ministri che il 22 dicembre 2017 doveva decidere sulle centrali di pompaggio spedendoci il vice-presidente della giunta regionale per fare la figura dell’asino tra i suoni. Ed eccoci ripiombare nella coda lunga dell’amministrazione Gerosolimo. Beninteso: non è che per questo si debba votare Angelo Figorilli, che nel periodo nel quale sarebbe stato necessario un suo impegno per la città (utile almeno a giustificare una sua candidatura adesso) non era neanche segnalato dai radar. Non c’è che da augurarsi che prima della Liberazione si trovi un nome e una lista in grado di raccogliere consensi da chi vuole bene alla città e anche un po’ a casa sua, ai propri figli, agli amici, insomma che viva a Sulmona come si viveva, con pochi capannoni industriali dismessi, meno bar inutili ed happy-hours, niente movida, ma sano struscio, le case dignitose o belle a tre milioni di lire al metro quadro, la stazione senza bretella pagata da Pantalone, le industrie che producevano impianti di dissalazione per gli sceicchi, la centralità delle comunicazioni viarie prima che D’Alfonso (sostenuto dal talento prezzano) facesse buttare centinaia di milioni di euro per scavare ancora la Majella con la fondo-valle del Sangro. Non servono sei o sette liste. Basta la figura di una persona per bene, che so: un Panfilo Mazara che si trascinò in Consiglio comunale cinque consiglieri e che guarda caso sarà ricordato nel suo Palazzo il 28 aprile, festa del Patrono e di “Don Panfilo”. Un “San Panfilo”, purtroppo, successivo al termine per la presentazione delle liste.

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