Abbiamo un terzo delle biblioteche che avevamo nel 2010

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Biblioteca Ovidio

CAPORETTO DELLA CULTURA NELLA REGIONE SENZA NEPPURE ASSESSORE

8 MARZO 2017 – Ottantuno biblioteche su centoquarantuno sono state chiuse in Abruzzo tra il 2010 e il 2015.

E’ una vera e propria Caporetto della cultura. In una nota, l’Associazione italiana biblioteche denuncia “lo stato di abbandono delle biblioteche pubbliche della regione, situazione che ormai da alcuni anni va peggiorando per la mancanza di politiche di programmazione capaci di delineare un orizzonte stabile per il sistema abruzzese delle biblioteche”.

Questa contrazione di circa i due terzi delle biblioteche va in senso esattamente opposto alle tanto strombazzate linee di promozione culturale, in una regione che alla cultura afferma di attribuire il ruolo della leva per sollevare il mondo dell’economia.

L’impostazione degli interventi regionali è, del resto, rappresentata dalla scelta di non nominare neppure un assessore alla Cultura. Infatti alla associazione delle biblioteche risponde il consigliere delegato alla Cultura, Luciano Monticelli che balbetta motivi da collegare al trasferimento dalle province e, quindi, alla riorganizzazione delle biblioteche. Più o meno quello che balbetta il dirigente del servizio Beni e attività culturali della Regione, Francesco Tentarelli che, dopo l’altisonante proclamazione “Si tratta di un patrimonio identitario dell’Abruzzo che nessuno toccherà”, afferma che “ci stiamo riorganizzando; sono passati due mesi dal passaggio delle Province”. Intanto, chi vuole consultare un testo non può consultarlo: questa è la verità a prescindere dalle scuse. E la funzione peculiare delle biblioteche locali si può meglio percepire se si considera che molti testi non sono neppure riprodotti sul web.

Neppure di riorganizzazione si parla per la biblioteca comunale “Publio Ovidio Nasone” di Sulmona, che è chiusa da poco dopo il terremoto del 2009 (nella foto); per questo giacimento culturale non si parla neppure di tempi lontani di una riapertura. Non si parla e basta.