ABOMINIO NELLA CATTEDRALE

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C’ERA QUALCUNO DI TROPPO A SAN PANFILO

26 DICEMBRE 2016 – Per quel poco che è filtrato dalla messa tenuta in cattedrale oggi, sembra di capire che c’era qualcuno di troppo: o il vescovo, che parlava delle speranze di lavoro tolte ai giovani da una terra, quella peligna, che costringe i ragazzi ad emigrare; oppure Giovanni Legnini, Paola Pelino, che quelle speranze hanno travolto votando per la soppressione del tribunale di Sulmona e per tutte le iniziative di legge che hanno polarizzato gli aiuti dello Stato sulla ricostruzione dell’Aquila (compresa la ricostruzione per equivalente, cioè sborsare centinaia di migliaia di euro per un aquilano che si compra la casa a Roma e rinuncia al rudere a L’Aquila); oppure Stefania Pezzopane, che proclama che la conservazione dei tribunali abruzzesi può essere discussa solo se non intralcia le esigenze dei tribunali di L’Aquila e di Chieti; oppure Luciano D’Alfonso che per Sulmona sogna un futuro di camerieri e di ristoranti e le toglie ferrovia e autostrada.

Insomma, sembrava che il vescovo parlasse ai sordi o, peggio ancora, a quanti si mettevano le mani sulle orecchie per non sentire. Si dovrebbe scomodare il dramma di Eliot con il suo “Assassinio nella cattedrale” per descrivere quale crimine di ipocrisia veniva consumato; invece basta qualificarlo “Abominio nella cattedrale” per dare il quadro delle facce di bronzo che lasciano parlare il vescovo e rimangono impassibili come se non si stesse parlando dei bilanci fallimentari del loro modo di fare politica. Quello che ha detto il vescovo era del tutto prevedibile, anche perché lo aveva detto almeno altre tre volte. E lo deve dire, se non vuole tradire la mitra che porta.

Ebbene, dinanzi a tale prevedibilità, l’essersi precipitati in cattedrale per fare buon viso a cattivo gioco non fa che connotare in nero la condotta di simili personaggi, come se avessero voluto sottoporsi ad un giudizio così grave pur di comparire accanto al presidente della Repubblica per una specie di foto-ricordo.

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