“ACCETTO DI FARE IL SINDACO SE VOI FATE IL DECRETO”

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TIRABASSI NON DEVE DIMETTERSI DA PRESIDENTE DEGLI AVVOCATI, MA DEVE LANCIARE UN ULTIMATUM PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI

27 MARZO 2025 – Pretendere che l’avv. Luca Tirabassi, candidato sindaco per la cosiddetta Destra, lasci la sua carica di presidente del consiglio dell’Ordine degli Avvocati non ha molto senso. Non c’è incompatibilità tra le due figure; anzi, ci sarebbero molte sinergie che reciterebbero il loro ruolo convergente sull’obiettivo di conservare il tribunale di Sulmona, a incominciare dallo studio che il presidente deve aver compiuto (e riteniamo abbia compiuto) sulle tematiche delle circoscrizioni giudiziarie. Per questo, la polemica sollevata dallo schieramento opposto non può basarsi su riscontri oggettivi. A non dire che, nella pratica, molti avvocati in tutta Italia sono stati buoni sindaci e non è che durante la campagna elettorale fossero ancora matricole di Giurisprudenza.

Quello che si richiederebbe ad un candidato per uno schieramento che ha da poco salvato alcuni tribunali e condannato altri è uno scatto di dignità politica: non accettare la candidatura fino a quando quello schieramento non avrà presentato uno strumento legislativo di pari impatto rispetto a quello che ha presentato, gabbando le aspettative dei tribunali abruzzesi e prendendo in giro metà Abruzzo (la parte di regione al di sotto di Chieti e Pescara) che rimarrebbe senza presidi giudiziari.

Esiste lo strumento del decreto-legge, che con tanta disinvoltura Meloni e altri usano per le peggiori fregnacce: c’è tempo per approvarne uno prima della formazione delle liste. E Tirabassi potrebbe dire, già oggi, che non accetterà la candidatura fino al 24 aprile se un decreto non sancirà la proroga data per altri; poi, se questa cosiddetta Destra (convergenza di molti affarismi) dovesse percorrere la strada della truffa, non convertendo in legge lo strumento d’urgenza, potrebbe dimettersi il giorno successivo alla decadenza del decreto. Anche se la città è già tappezzata della sua faccia, ha poca incidenza; anzi, il gesto clamoroso segnerebbe meglio lo scandalo e farebbe rimeditare la strategia degli arronzoni che governano solo perché hanno seguito la furba strategia di essere l’unica opposizione al governo dei “migliori” di Mario Draghi, quello che chiedeva di scegliere tra condizionatori e pace confermando di non essere neppure il migliore in economia.

Ragionando a contrario, come si dice nelle aule giudiziarie, nel paniere da presentare all’elettorato Luca Tirabassi non ha niente, perché niente rappresentano le promesse di approvare una legge di riforma delle circoscrizioni prima del 31 dicembre 2025. E’, questo, il limite estremo per evitare la chiusura del tribunale, decisa da parlamentari come Paola Pelino e Giovanni Legnini, proni al volere dei rispettivi partiti nel 2011.

Lanciare il “crucifige” ad un sindaco che dal 2 gennaio non avrebbe più il tribunale cittadino non è proprio l’obiettivo di tutta la cittadinanza. L’ipotesi di dimissioni dal 2 gennaio per segnare la distanza dell’eletto dalla truffa apportata dalla sua parte politica sarebbe ancora più frustante: il tribunale non lo restituirebbe nessuno, stante la smania della magistratura italiana di cancellare i presidi di giustizia al di sotto degli ambiti provinciali ed ora, per le Corti d’Appello, al di sotto degli ambiti regionali. Giudici abituati a stare sui libri per due anni prima dell’esame senza uscire di casa non si rendono conto che il tribunale unico a Roma, verso il quale tende la loro categoria dal dopoguerra (con la soppressione di più di mille preture, tribunali  e sezioni distaccate di tribunali), sarebbe una soluzione ottimale per sfornare sentenze senza il fastidioso rapporto con il territorio, ma non capiscono che a quel punto basterebbe un decimo dell’attuale organico e parlare di un Ordine previsto dalla Costituzione sarebbe umoristico. Un tribunale fatto di telematica potrebbe stare in un palazzo accanto a quello del CSM, così che si potrebbe esercitare un miglior controllo. A confine con il Ministero di Via Arenula, poi, sarebbe il massimo del controllo.

Beninteso: la stessa cosa si potrebbe chiedere ad Angelo Figorilli, candidato sindaco dello schieramento opposto, visto che la legge proposta da Fina da più di due anni non fa un passo avanti e non è che manchino referenti di questa sconclusionata Armata Brancaleone che Gianfranco Di Piero ha lasciato alle sue spalle dopo la pedata con la quale è stato cacciato da Palazzo San Francesco. Ma adesso stiamo parlando della posizione di Luca Tirabassi e ogni diversivo sarebbe inutile.

Invece sembra che Tirabassi si fidi della parola. Non si sa se di Nordio (pensa un po’…) che fino a ieri ha vacillato sullo scandalo di Almasri, durante il quale ha detto cose opposte al suo stesso capo di governo; oppure di Del Mastro, che ha incontrato per caso nel frastuono del giuramento degli agenti di polizia penitenziaria e che seguita a vacillare di suo, senza bisogno di Almasri; o degli oscuri personaggi della cosiddetta Destra regionale (ripensa un po’…) che si minacciano pedate nel sedere tra loro stessi, con quel grande arbiter elegantiarum di presidente della Giunta. Se togliamo il periodo di Pasqua e delle feste tra 25 aprile, San Panfilo e I maggio, poi la confusione delle elezioni (che portano armi di distrazione di massa), poi la pausa estiva dei tribunali, che, invece di essere di un mese, supera i due mesi e mezzo perché pare sia disdicevole (ed escluso da circolari apposite) prendere in decisione cause che dovrebbero essere studiate durante le ferie, poi il periodo dell’Avvento nel quale bisogna correre per i regali; se si considera questo e qualche altra piccola perdita di tempo (scioperi degli avvocati compresi, che hanno la funzione di dare qualche giorno di vacanza in più ai giudici), il 31 dicembre è arrivato. Quindi, è opportuno chiarire subito a quali condizioni si accetta di fare il sindaco.

E dopo 31 dicembre? C’è da giurare che tutte le campagne elettorali saranno incentrare sulle promesse di istituire una sede distaccata del tribunale dell’Aquila a Sulmona. Ci sarà il rischio che vi manderanno l’equivalente del… praetor peregrinus, di solito scelto tra i giudici più squalificati o i più facinorosi, così avvocati e clienti capiranno che è meglio farsi 70 chilometri che rimettersi a certi personaggi.

A quel punto, non ci sarà nessuna incompatibilità tra presidente del Consiglio dell’Ordine e sindaco.

Nella foto del titolo: non era ancora trasloco, ma poco ci mancava già qualche anno fa

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