11 GIUGNO 2022 – Mercoledì si riuniscono ancora ministero, regioni, province e comuni, in tutto 50, per esaminare il progetto di costruzione del metanodotto Sulmona-Foligno. E i Comitati per l’Ambiente di Sulmona lanciano l’allarme, perché ancora una volta l’incontro si terrà senza il sostegno dello studio sismico della zona che il metanodotto dovrebbe attraversare in Valle Peligna.
“L’impegno per tale studio, propedeutico alla convocazione stessa della riunione e ad ogni altra decisione in merito- osservano i Comitati – è stato ribadito per iscritto sia dal Direttore Generale del MISE Gilberto Dialuce che dal Presidente dell’INGV Carlo Doglioni. Inoltre, nel verbale della prima riunione tenutasi il 4 aprile 2018 è scritto chiaramente che la Presidenza del Consiglio “provvederà a convocare la seconda prevista riunione di coordinamento” una volta acquisita “ la richiesta documentazione”, ovvero lo studio dell’INGV. Alla luce di questo grave vulnus procedurale, bene ha fatto il Comune di Sulmona a richiedere il rinvio della riunione, evidenziando che la convocazione del 15 giugno risulta priva di validità e che la seconda riunione, avente valenza ufficiale, potrà essere effettuata solo dopo aver portato a compimento il previsto studio sulla sismicità dell’intero tracciato Sulmona-Foligno. Quello che si attende dall’INGV è un documento molto importante perché dovrà sottoporre a verifica la validità delle valutazioni in merito al rischio sismico fatte dalla Snam. Vogliamo solo ricordare che l’INGV ha già prodotto un corposo studio (oltre 150 pagine) sul sito della centrale di Case Pente che ha smentito su tutta la linea le relazioni sismiche prodotte dalla Snam.
“Della riunione “interlocutoria” dell’ 11 maggio – rimarcano i Comitati – non è stato ancora inviato ai Comuni il relativo verbale (altra inadempienza non certo trascurabile ai fini della legalità e della correttezza)” e prendono spunto dalle più recenti acquisizioni in tema di fonti energetiche per concludere che il metanodotto da Sulmona a Foligno non servirà proprio, di qui a qualche anno:
“L’amministratore delegato dell’Enel, Francesco Starace, pochi giorni fa ha affermato che investire nelle rinnovabili “è economicamente più conveniente” e che “in 4 anni l’Italia può dimezzare il fabbisogno di metano”, con indiscutibile beneficio per la nostra bilancia dei pagamenti. E l’associazione Elettricità Futura della Confindustria da mesi sta chiedendo al governo di sbloccare 60 gigawatt di rinnovabili, il che consentirebbe di investire 85 miliardi di euro di risorse private con la creazione di 80.000 nuovi posti di lavoro. Ciò equivarrebbe a risparmiare ben 15 miliardi di metri cubi di gas ogni anno. Il governo, invece di sviluppare le fonti rinnovabili, contro ogni evidenza economica e climatica continua ad incrementare la realizzazione di impianti totalmente inutili, come la centrale e il metanodotto Linea Adriatica, calpestando i diritti fondamentali delle popolazioni dell’Appennino alle quali viene imposta un’opera altamente impattante al solo scopo di favorire gli interessi della Snam e delle altre multinazionali del settore fossile“.






