ALTRO CHE NUOVA DC, QUESTI STUDIANO PER DIVENTARE DESTRA

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SORPRENDENTI EVOLUZIONI DEL PD CHE RAGGIUNGE IL RECORD

27 MAGGIO 2014 – Si fa un gran parlare, a livello nazionale e all’indomani delle ultime elezioni, del Partito Democratico come espressione della logica e dei metodi democristiani, cioè come il sostituto ideale della DC.

Ma Sulmona fa eccezione in questa analisi: il Pd peligno non va confuso con la DC, perchè rappresenta la vera Destra ed è l’erede di un “generone” borghese che, senza essere rivoluzionario e rifuggendo dai metodi traumatici dei bisnonni Lenin e Marx, sa lanciare il cuore oltre l’ostacolo molto di più di quello che poteva fare un Fini o un Almirante.

Se Renzi ha messo a posto i sindacati e li ha sostanzialmente neutralizzati (sembra di sentire gli echi della battaglia per l’applicazione degli articoli 39 e 40 della Costituzione); se D’Alfonso ostenta le pratiche di ritiri religiosi (e ogni contatto di Almirante con il Vaticano era interpretato come lancio sospetto di adepti di Lefevre), il Pd all’ombra della statua di Ovidio ha fatto molto di più: e non solo perchè ha accolto a braccia aperte un consigliere provinciale come Andrea Gerosolimo che veniva dall’esperienza filo-berlusconiana (non basta questo per essere definiti di Destra, come confermano i casi di Bondi, Liguori, Ferrara, Capezzone, Pecorella ed altri centomila), quanto perchè è il vero polo conservatore al Comune e negli enti comprensoriali, legato com’è alla perpetuazione di personaggi e protocolli che ora neanche più Putin, zar delle Russie, pensa di replicare. La risposta del Pd ai fermenti di “Sulmona Democratica” sono state le espulsioni di massa che manifestano un autoritarismo sfrenato (“chi ha partecipato all’assemblea di Palazzo Sardi si consideri fuori del circolo Pd di Sulmona”, tuonò un segretario del quale abbiamo perso il ricordo del nome e del livello che ricopriva); la risposta alle ragionate richieste interne di modifica del percorso e, quindi, delle strategie, è stato un mormorio senza forma, che con gli scritti di Gramsci non condivideva neanche il profumo del razionalismo, dell’analisi a volte faticosa, ma sempre necessaria. Anche questo è stato un indice di esercizio di autorità perchè strumentale a non dare risposte; ma a Destra, almeno, il concetto di autorità va a braccetto con quello di responsabilità.

Se a questo si aggiunge anche una scivolosa propensione al culto della personalità verso i più forti e, quindi, alla difesa ostentata del senso dell’appartenenza (che, in verità, non è mai mancata alla Sinistra e non è patrimonio esclusivo della Destra), si dovrà concordare che non si può descrivere un Pd peligno come l’epigono della DC, ma lo si deve iscrivere ad un settore ben più caratterizzato, cioè a quella Destra che non per niente ha trasfuso molti voti verso questa Sinistra: una Destra che si fregiava di questo nome solo perchè lo confondeva con la qualifica di “moderato” pur non avendo la cultura e l’intelligenza dei personaggi che hanno caratterizzato il cammino della consapevole opposizione alla massificazione dei principi e degli ideali. E’, quello approdato al Pd, un elettorato che concettualmente usa la scheda per raggiungere apprezzabili livelli di tranquillità sociale o di utilità marginali: non per niente, in Abruzzo e in particolare a Sulmona alle Europee il Pd ha riscosso un modesto 32% e alla Regionali è arrivato al 47%: in Europa si possono mandare anche i facinorosi come si riteneva fossero i grillini, tanto è lontana, ma alla Regione forse è meglio mandare qualcuno che sia più pacato.

E’ ovvio che la Destra non è moderazione, soprattutto non è assuefazione intellettuale; ma, prima che il Pd si scopra inadeguato anche a rivestire questo ruolo di lievito sociale (dopo essere fuggito dalla eredità dei rivoluzionari) dovranno passare molte altre elezioni e quell’area si potrà definire Provvisoriamente Destra; solo perchè nel frattempo, prima di assorbire tutto della Destra, quelli del Pd debbono frequentare corsi di perfezionamento. L’invito a dire qualcosa di sinistra (difesa dei più svantaggiati, tutela del lavoro prima che della finanza, pretesa di rigore negli studi, un pizzico di ottimismo in più) sarà preso, alle prossime elezioni, come preannuncio di sciagura; meglio riposare nella grande casa dell’equivoco.

Nella foto del titolo: un angolo della Fontana del Vecchio, detta “Vaschione” lungo Corso Ovidio

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