Bertolaso : “L’AQUILA SI RICOSTRUIRA’ FRA 28 ANNI, SEPPURE”

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UNA TELEFONATA CON GIANNI LETTA DUE GIORNI DOPO IL TERREMOTO, MA AGLI ABRUZZESI NESSUNO L’HA DETTO

21 GENNAIO 2013 – Due giorni dopo il terremoto del 6 aprile 2009 Guido Bertolaso, capo della Protezione Civile, invitava Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio a non far prendere impegni da Berlusconi circa la ristrutturazione del centro storico dell’Aquila in 28 mesi, perchè a suo avviso un’opera di ricostruzione si sarebbe potuta effettuare, semmai, in 28 anni.

E’ quanto emerge dalla intercettazioni telefoniche acquisite per le indagini sul G8, riprese dal quotidiano “Repubblica” e dal TG3.

Per anni, dunque, sono state fatte promesse impossibili ad essere mantenute e probabilmente su queste promesse si è basata la popolarità del presidente del Consiglio, della quale Bertolaso si dichiarava stupito nella stessa telefonata a Letta.

Mentre le ruspe scavavano alla ricerca di qualche superstite, si prendeva atto dei tempi lunghissimi di una ricostruzione, anzi, in alcuni passi, della impossibilità stessa della ricostruzione.  Anche nelle settimane, nei mesi e negli anni successivi nessuno ha detto all’Abruzzo che il capoluogo non potrà essere agibile prima di alcuni decenni; e di certo gli aquilani non hanno voluto sentir dire la verità. Anzi,  a chi, sulla base di una oggettiva valutazione di come il centro storico fosse ridotto, accennava ad esprimere riserva in ordine alle promesse, è stato costantemente risposto che con questi scetticismi non si sarebbe ricostruita neppure una casa e tutta la città dell’Aquila sarebbe stata condannata a non risorgere.

Ora, invece, è tutta la Regione a non aver un capoluogo ed è tutta l’Italia a spendere decine di miliardi di euro senza alcuna prospettiva a breve termine di ricostruire il capoluogo. In alcuni casi agli stessi cittadini aquilani che desideravano trasferirsi sul litorale abruzzese per rifarsi una vita e trovare un altro posto di lavoro nelle amministrazioni dello Stato (come era possibile ed anzi auspicabile) si è imposto di restare in uffici allestiti alla meno peggio, senza alcun lavoro effettivo da svolgere data la completa disorganizzazione di mezzi e materiali. Intanto sono stati convogliati sul capoluogo tutti i finanziamenti che avrebbero potuto trovare migliore impiego nelle città di Avezzano e Sulmona per un decentramento degli stessi uffici provinciali nelle varie branche della amministrazione dello Stato (quindi, oltre agli uffici dell’Erario, quelli giudiziari, quelli del Genio civile) per una pronta rinascita dell’Abruzzo interno.

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