BETTINI PORTA LE SUE “CARTE SEGRETE” AL COMUNE

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MA PIU’ DI TUTTI E’ SEGRETO IL CRITERIO CHE LO FA OSPITARE NELL’AULA MAGNA.

9 SETTEMBRE 2013 – Domani Goffredo Bettini presenterà nell’aula consiliare di Palazzo San Francesco il suo libro “Carte segrete”, alla presenza del sindaco Ranalli, del presidente del consiglio comunale Casciani, del consigliere Alessio Di Masci e di Luciano D’Alfonso; moderatore Ennio Bellucci.

Per concedere l’ aula magna del Comune le “Carte segrete” riguarderanno certamente un fatto grosso delle ultime elezioni amministrative: che so, per esempio i contatti che intervennero per impedire a Di Masci di rifare le primarie già vinte da Giuseppe Ranalli; oppure l’intervento precedente del segretario del PD regionale, Paolucci, per ristabilizzare il “circolo” del PD alla deriva e spaccato, con il gruppo di Sulmona Democratica che andò a finire con l’alleanza per Di Benedetto; oppure l’intervento chiarificatore, per la riunificazione, quando qualcuno disse che il segretario del PD era uno solo: Catena-Spinosa.

Su questo si sono fondati gli ultimi mesi di politica comunale e, in verità, gli sbocchi veri (non quelli dati in pasto alla stampa) sono rimasti “carte segrete” per tutti. Tanto più che l’annuncio della presentazione è dato con carta intestata del Comune “Medaglia d’argento al Valor Militare”, quindi con la dovuta grancassa.

Leggendo meglio proprio in questo annuncio si scopre che le “carte segrete” sarebbero quelle che Bettini “tira fuori dal cassetto” al suo rientro dall’Oriente e parlano della “politica romana che ha vissuto sempre in primo piano, la sua classe dirigente e i suoi intellettuali”. Bontà loro, i solerti estensori della nota ci anticipano nella domanda: “Bettini, chi era costui?” che ci saremmo proposti sull’esempio di don Abbondio per Carneade. E’ uno che “giovanissimo si iscrive al Pci”, perbacco; “è stato parlamentare ma non ha abbandonato mai il suo impegno culturale”, tanto che “insieme a Veltroni fonda la Festa del Cinema di Roma”, di cui è presidente fino al 2008 (se è di Roma non bisogna tradurgli la poesia di Trilussa e soprattutto il significato del nome di chi “Se chiamava Pasquale Chissenè” nel sonetto “La fratellanza” raccolto nelle “Favolette” edite dalla Biblioteca Moderna Mondadori nel 1951…). E poi ha scritto tanti libri. Capperi, che impegno; ci saremmo aspettati che avesse associato il suo nome ad una legge di riforma del mercato del lavoro, tanto perchè dicesse “qualcosa di sinistra”, oppure ad una riforma agraria del 2000, ma ci sarebbe bastato una riforma dei nuclei industriali del 2005, perchè ha avuto tempo fino al 2008 (poi “si è allontanato dall’Italia dopo la sconfitta del Pd”, ari-perbacco che cuordileone e che rispetto per il gioco democratico).

E tutto questo non ci aiuta a capire il nesso tra le “segrete carte” e l’aula consiliare di Palazzo San Francesco. Non bastava la libreria in Piazza XX Settembre? Oppure la mai sufficientemente celebrata sala di Palazzo Sardi, che ospita la sinistra qualunque essa sia? Tutte queste nostalgie per il PCI e per chi vi si iscrive giovanissimo ci affascinano poco, anche perchè quel Pci era troppo vicino ai fatti di Ungheria per i quali cacciò dal suo seno intellettuali coraggiosi e altri, come Giolitti, se ne andarono indignati; oppure era ancor più vicino ai fatti di Praga, per i quali la protesta non superò il tono del sussurro. E questo campione della fuga all’estero dopo la sconfitta viene ad occupare l’aula magna del Comune, senza aver fatto nessuna ammissione di colpa e iscrizione al registro dei pentiti, ma limitandosi a fondare il festival del cinema di Roma?

Ma è una riunione di partito o è un impegno istituzionale? E se è una riunione di partito abbiamo inaugurato una nuova prassi che porterà a concedere l’aula consiliare a destra, sinistra, per esempio ai grillini che debbono presentare un loro libro? E se non è così, che criterio si seguirà: quello dell’arco costituzionale tanto caro ai tipi come Bettini quando si iscrisse al Pci?  

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