Boitani: “Ci sono le buone maniere anche per convincere gli orsi”

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Luigi BoitaniINTERVISTA AL RICERCATORE CHE PER PRIMO APPLICO’ I RADIOCOLLARI AI LUPI DELLA MAJELLA

21 SETTEMBRE 2014 – Quando i lupi venivano ancora cacciati e braccati su tutto l’Appennino e si era più vicini, nel tempo,

al film sulla caccia alla fiera (“Uomini e lupi”, girato a Scanno) piuttosto che all’epoca degli ultimi tentativi per conservare la specie, Luigi Boitani, docente di Scienze all’Università di Roma, batteva tutta la Majella per applicare i primi radiocollari ai lupi e fu l’artefice del primo studio sistematico sugli spostamenti del mammifero più temuto in Italia, del tormento dei pastori, dell’angoscia di chi attraversava gli Altipiani Maggiori nelle “notti buie e tempestose”.

Ora due o tre orsi vagano tra la Majella e Sulmona. Con Boitani non parliamo più dalle tane nei “nuraghi” dei pastori a Passa San Leonardo (v. “C’erano una volta un lupo e un professore universitario”; ed anche “Al lupo, al lupo, ma senza paura”), ma tramite internet affrontiamo temi non prevedibili quaranta anni fa: delle incursioni nei pollai, degli attraversamenti pericolosi lungo la SS17, delle drammatiche fucilate. La cosa può finire male, per gli orsi, ma anche per gli uomini, perché contrastare un animale selvatico mentre si appropria della preda tanto ricercata è comunque una grave imprudenza.

Siamo nella fase più acuta della convivenza: tra un paio di mesi gli orsi saranno in letargo e se ne potrà riparlare con più calma a primavera, ma in queste settimane quegli animali debbono nutrirsi anche per i mesi prossimi. La iperfagia, espressione del bisogno di prepararsi all’inverno e fenomeno tipicamente autunnale, può portare l’orso negli ambienti antropizzati e vincere la normale ritrosia (perché è da non dimenticare che, se può, il plantigrado cerca di non avere contatti con l’uomo, che teme).

Allora riprendiamo il filo dei rivoluzionari studi del 1974 con il prof. Luigi Boitani per chiedergli quello che si può fare, incominciando proprio dal controllo sul territorio.

Il Ministro dell’Ambiente mercoledì scorso ha inviato disposizioni per evitare che agli orsi di Pettorano venga sommistrato narcotico, dopo l’episodio del Trentino nel quale ha perso la vita un’orsa. La cattura e la collocazione di radiocollari determina stress irrimediabili negli animali?

A me sembra he il divieto di cattura sia una immensa sciocchezza. Oltre 85 anestesie di orso sono state eseguite nel Parco negli ultimi 20 anni e mai si è verificato un incidente. Certo c’è stress, ma giustificato dal fine.

E’ utile avere informazioni sui movimenti degli orsi per evitare che si avvicinino troppo agli insediamenti umani determinando destabilizzazione e reazioni estreme, oppure i movimenti dei plantigradi sono per così dire costretti e, una volta accertata la possibilità di nutrirsi nei pollai e negli stazzi, l’orso non si sposta da tale ambiente?

Avere informazioni sui movimenti dell’orso è essenziale alla gestione e alla prevenzione dei potenziali conflitti e alla rieducazione degli orsi confidenti. Senza collari, le azioni di dissuasione sono saltuarie, frammentarie e spesso largamente inutili. La convivenza con l’orso significa anche che pollai e altre fonti alimentari siano protetti da recinzioni elettriche o altri sistemi di prevenzione: è necessario che l’orso impari che quelle risorse non sono accessibili

E’ molto difficile che i due orsi superstiti nel territorio di Pettorano sul Gizio riescano a sfuggire agli investimenti su una SS17 che denota un elevato traffico commerciale, costituito soprattutto da TIR. Quali potrebbero essere le misure per impedire gli attraversamenti? In questi casi la illuminazione di 4 o 5 chilometri (attraversamento dalla zona della Majella a quella del Sagittario) può essere efficace?

Si può fare molto per ridurre le probabilità di incidente stradale: lampioni per la notte, dossi per ridurre la velocità, segnali di dissuasione per l’orso, recinzioni nei tratti più pericolosi, ecc. Basta la buona volontà