VIADOTTI DA VERIFICARE: MEGLIO COSTRUIRE UNA NUOVA AUTOSTRADA IN TEMPI DI SPENDIG REVIEW…
I GIUGNO 2016 – La verità si fa strada nella vicenda della bretella “isola-Sulmona” sulla autostrada A25.
I viadotti dell’importante arteria (nella foto quello prima della galleria di San Cosimo, provenendo da Roma) non sarebbero sicuri sotto il profilo della resistenza ad eventi sismici o, quanto meno, andrebbero collocati in sicurezza con interventi di manutenzione dal costo cospicuo e dalla notevole incidenza sul traffico. Questo il motivo della folgorante idea: il tratto da (circa) Torre de’ Passeri/Bussi a (circa) Pescina/Collarmele andrebbe addirittura sostituito con una nuova autostrada, che attraverserebbe lande deserte lasciando desertificare tutta la Valle Peligna.
C’è un piccolo, grande buco nero in questo ragionamento (che sembra fatto apposta per evitare le spese di manutenzione): in tutto il tempo (cinque anni? Dieci anni?) necessario a costruire questa specie di attraversamento delle Montagne Rocciose, la sicurezza dei viadotti da Pratola a Cocullo chi la garantisce? Se il concessionario si mostrasse inadempiente all’obbligo di garantire la manutenzione, quale sarebbe la posizione dell’Anas che deve evitare i voli imprevisti dai viadotti sulle campagne di Campo di Fano? Nell’attesa ci dovremo munire di paracadute dal casello di Pratola a quello di Cocullo?
Negli anni Sessanta, quando si costruivano strade a fior di pelle, negli anni precedenti l’inaugurazione di una variante i vecchi tratti venivano lasciati alle ortiche: eclatante il caso della Tiburtina Valeria tra Avezzano e Carsoli; per non parlare delle mulattiere sostituite dalla Fondovalle del Liri, inaugurata poi con una ventina di anni di ritardo sulla tabella di marcia.
In tutto questo tempo per andare a Roma saremmo tutti protagonisti di “Cassandra Crossing” sui ponti di San Cosimo?






