Che gioco è assediare il sindaco?

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10 DICEMBRE  2011 – Il sindaco Fabio Federico, il presidente del consiglio comunale, Nicola Angelucci, alcuni assessori, sono stati bersaglio, poco prima delle ore 18, di una contestazione all’ingresso del palazzo comunale; i manifestanti hanno protestato contro

l’asserita latitanza dell’amministrazione sulla questione dell’impianto che la Snam intende costruire a “Case Pente” per il metanodotto e per aver “svenduto” la tutela ambientale al corrispettivo di quattro milioni di euro. L’occasione è stata fornita dalla riunione che si teneva nell’aula magna per la consegna della simbolica sentenza di revoca della relegazione di Publio Ovidio Nasone.

 Che un assembramento di persone possa contestare il sindaco all’ingresso del municipio fa parte della fisiologia dei contatti tra autorità e contestatori. Che gli altoparlanti, i fischi e le grida possano interferire e sovrastare quanto si dice in una riunione nell’aula magna del Comune non fa parte di nessuna dialettica: è una prevaricazione. Che, poi, il sindaco e il presidente della assise cittadina debbano percorrere Via Mazara e Via Carrese inseguiti da grida scomposte, fischi e invettive, costituisce uno scenario di Paesi nei quali la democrazia non esiste neanche come concetto. Stiamo riassaporando il retrogusto di quei picchettaggi che negli anni Settanta hanno caratterizzato le battaglie davanti alle fabbriche e che a Sulmona si espressero ai cancelli dell’ACE non per iniziativa dei sulmonesi, ma per orchestrazione dei sindacati, in particolare della CGIL. Furono catapultati gli operai della Siemens di Milano, perchè questo tipo di lotte non attecchisce tra la gente che ha rispetto del prossimo: quindi non attecchisce a Sulmona. La mortificazione dell’avversario realizzata attraverso l’assedio alla sua libertà di movimento, oppure lanciando strali a squarciagola, quasi che le parole debbano lasciare spazio al confronto tribale, era lo strumento di chi la parola non sapeva usarla e non sapeva percepirne il significato, nella nerissima pagina dell’Italia politica di quaranta anni fa. Vogliamo rivedere tutto il film?