CHI AMA L’ABRUZZO NON VI INCONTRA SOLO PASTORI

507

COLAPIETRA LANCIA FULMINI AL CONFORMISMO IN UN CONVEGNO SULLA TRANSUMANZA – E CERCONE PUNTA L’INDICE SU CHI ACQUISTA PRODOTTI A INFIMO PREZZO

11 GIUGNO 2013 – Per la prima volta si parla di transumanza come fatto ormai struggente e remoto, ma anche di pastorizia per guardare al futuro, non solo turistico, dell’Abruzzo.

Con il chiaro imperativo categorico lanciato dal prof. Raffaele Colapietra (nella foto del titolo) all’inizio dei lavori, il Convegno sui “valori della transumanza per il terzo millennio” si è tenuto lontano dai dirupi scoscesi della oleografia classica. Sarà stato anche per la proiezione di un “cartone” (proprio così, come si fa nelle scuole quando si vuol cogliere l’attenzione degli studenti), ma la trattazione del durissimo lavoro del pastore non è stata puntellata da bolse nostalgie su come fosse bella e sana la vita di un tempo. Mentre Raffaele Colapietra ascoltava pronto a lanciare il suo carico da novanta sulla facile poetica della transumanza, il filmato proponeva il lungo tragitto dalle montagne abruzzesi alla costa pugliese visto dalla parte di un bambino di quasi dieci anni che non aveva nessuna voglia di partire, con tutti i sacrifici che lo aspettavano, tra lupi, fulmini, levatacce, ordini categorici e crudeli del “massaro”.

E Colapietra, appena ha potuto, ha sfrondato il tragitto da tutte le tentazioni di parlare ancora dell’Abruzzo come terra di briganti, di emigrazione e di transumanza. Non sono questi i caratteri della regione, o almeno non per questi l’Abruzzo si distingue da un Veneto (per esempio) che, in quanto a briganti, ha dato il “meglio” di sé dai tempi del medioevo; e non è la transumanza un fatto abruzzese, ma dell’intero Appennino; emigranti sono stati tutti gli Italiani, con punte che in altre regioni hanno superato le statistiche abruzzesi. Lo storico di recente ha articolato una rilevante ricostruzione del modo di essere abruzzesi e di sentire l’Abruzzo (elaborazione che costituirà una tappa della sua ultracinquantenaria ricerca), ed ha realisticamente richiamato tutti all’imperativo di rispettare la verità dei secoli, senza edulcorarla e senza neppure piegarla alle esigenze di una lettura conformistica o soltanto di moda.

Rivisitazione a tutto campo per l’immagine dell’Abruzzo in questo convegno organizzato da Mariapia Graziani e tenuto sotto gli occhi di Dacia Maraini, definita “testimone” (e come tale escussa verso la fine, per delle conclusioni che venissero da chi abruzzese non è): una innovazione nell’approccio è venuta anche da chi, come il prof. Franco Cercone, ha parlato di profonda contraddizione in coloro che esaltano l’ambiente e la vita abruzzese delle montagne, ma poi comprano solo prodotti della pastorizia del Montenegro per realizzare economie brutali. Comprare dall’estero per sbancare la concorrenza di prodotti abruzzesi solo per esigenze consumistiche vuol dire non volere il… terzo millennio della transumanza o anche solo della pastorizia.

Please follow and like us: