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Tribunale di Sulmona0213INCONGRUENZE  ALL’ESAME DELLA CONSULTA

8 MAGGIO 2013 – Pubblichiamo la terza ed ultima parte della ordinanza che a luglio la Corte Costituzionale dovrà valutare per decidere sulla legittimità del decreto di soppressione del tribunale di Sulmona.

 

Riguarda gli aspetti più direttamente finanziari del provvedimento e pone in evidenza come dalla chiusura dei piccoli uffici non si avrà alcuna utilità e, semmai, si potrebbero ottenere sprechi di risorse e di economie finora garantite.

“36 – Illegittimità costituzionale degli artt. 1, 2 e 3 d.lgs. 155/2012 e degli artt. 1 e 2 d. lgs. 156/2011 in relazione all’art. 76 Cost., per contrasto con le norme dell’art. 1 c. 2 l. 148/2011 nella loro interpretazione conforme agli art. 3 e 97 Cost. – fattori di inefficienza e di risparmio –risparmio previsto di 76 milioni di euro.  

1.Non meno rilevante è la questione di legittimità costituzionale sollevata dai ricorrenti in relazione alla violazione dei principi di ragionevolezza e razionalità ravvisati nella “risibilità” dei risparmi di spesa previsti, pari a soli 76 milioni di euro, a fronte dei costi assai maggiori derivanti dalla chiusura di ogni singolo ufficio (nel caso di Sulmona dalla perdita dell’uso gratuito dell’attuale Palazzo di Giustizia e dai costi di realizzazione del nuovo più ampio palazzo di Giustizia presso la sede accorpante dell’Aquila), nonché, è da aggiungere, in relazione ai gravi effetti recessivi determinati dalla chiusura di una struttura così strategica nell’economia dei centri minori, per la sua forte diramazione nel sistema socio economico e per i suoi ampi effetti di indotto nell’economia di ciascun territorio. Sotto tale profilo le norme del d.lgs. 155/2012 e 156/2012 sembrano porsi in contrasto con le stesse finalità di risparmio e incremento di efficienza cui è ispirata la Legge Delega.
2.Ma ancor più evidente è il contrasto con detti fini ove si considerino i risultati delle rilevazioni statistiche compiute dal Gruppo di Studio sulla totalità dei tribunali italiani (All. 7 fasc. lavoratori in sede di reclamo).
3.Dai dati messi a disposizione del Ministero si ricava come, rispetto alla totalità dei tribunali italiani, quelli soppressi presentino un grado di inefficienza minore (- 10,6%, pari alla differenza fra la produttività media nazionale di 589 e la produttività media degli uffici soppressi di 527) e di assai minore incidenza sul sistema complessivo (popolazione pari al 5,,6% della popolazione nazionale – magistrati giudicanti 271 pari al 5,4% del totale) rispetto a quella rilevata nei cinque “tribunali metropolitani” in relazione alla quale la stessa Relazione del Gruppo di Studio (pag. 5) parla di “vertiginoso crollo” (-11,6% |ovvero -14% -includendo i 6 tribunali con più di 100 magistrati giudicanti| con produttività media di 517, popolazione complessiva pari al 17% di quella nazionale e magistrati giudicanti 1309 pari al 25,9% del totale;).
4.Di qui l’irrazionalità di una riforma che -stanti i blandi interventi compiuti per “razionalizzare il servizio giustizia nelle grandi aree metropolitane” (istituzione del Tribunale di Napoli Nord e modeste revisioni di confini per gli altri uffici, in taluni casi peraltro, come per la soppressione del Tribunale di Pinerolo e del suo accorpamento al Tribunale di Torino, nel senso dell’ulteriore ampliamento del tribunale maggiore)- appare limitata a operazioni di scarso peso che, per quanto radicali per i più piccoli uffici soppressi e deleteri per le economie dei rispettivi territori (ancor più nell’attuale drammatica situazione economica), risultano sostanzialmente ininfluenti per il sistema complessivo interessando solo il 5,6% della popolazione italiana e il 5,4% dei magistrati giudicanti.
5.Ove a ciò si aggiunga che molti dei Tribunali soppressi, fra cui Sulmona e i restanti tribunali abruzzesi, sono espressivi di una produttività largamente superiore alla media nazionale di 589 e alla stessa media del tribunale ideale (Lucera 786, Crema 750, Lanciano 707, Avezzano 688, Sulmona 638, Bassano del Grappa 634, Pinerolo 629, Vigevano 626, Vasto 624, Chiavari 619, Urbino 609, Ariano Irpino 605, Casale Monferrato 593), con conseguente, “perdita di efficienza” per il sistema complessivo, l’intervento compiuto non appare rispettoso né delle finalità di risparmio ed efficienza perseguite dalle legge delega né delle priorità che l’importanza e incidenza delle inefficienze rilevate avrebbero imposto.
6.Di qui la non manifesta infondatezza delle norme degli art. 1, 2 e 3 del d.lgs. 155/2012 per violazione della Delega in relazione ai fini di risparmio di spesa e incremento di efficienza dalla stessa perseguiti nell’interpretazione conforme ai principi di cui agli art. 3 e 97 Cost.

 

37 – Illegittimità della norma dell’art. 1 c. 2 L. 148/2012, contenente la delega al Governo per riorganizzare la distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari, per violazione degli artt. 72, 76 e 77 Cost., conseguente illegittimità, delle norme dell’art. 1 co. 1, 2 e 3 d. lgs. 7 settembre 2012 n. 155, con relative tabelle, nella parte in cui sopprimono il Tribunale di Sulmona e la Procura della Repubblica del Tribunale di Sulmona e delle norme degli artt. 1 e 2 d. lgs. 156/2012, con relative tabelle, nella parte in cui sopprimono gli Uffici del Giudice di Pace di Castel di Sangro e Pratola Peligna, perché emesse in assenza di Delega.

7.L’impatto della soppressione dell’ufficio giudiziario nella vita delle popolazioni ha assunto nel Circondario di Sulmona importanza tale, per l’allarme destato dalla messa in pericolo di diritti inviolabili e per i temuti effetti recessivi della soppressione (tanto più gravi quanto maggiore in termini chilometri e l’allontanamento dal territorio dei flussi economici legati alla presenza dell’ufficio), da attingere il livello istituzionale degli enti locali e spingere la totalità dei 36 Comuni del Circondario ad adottare altrettante Delibere per la Conservazione del Tribunale e della Procura della Repubblica (Acquisite al fascicolo d’ufficio del reclamo).
8.Ciò rende ancor più evidente l’importanza sostanziale, a garanzia del pieno dispiegarsi della dialettica democratica, che in tale materia assumono le regole procedurali previste per l’emanazione della legge; con essa l’importanza sostanziale, della questione di legittimità costituzionale sollevata con riferimento alla norma dell’art. 1 c. 2 L. 14 settembre 2011, n. 148, per violazione degli artt. 72, 76 e 77 Cost.,.
9.Secondo i ricorrenti la delega per la riorganizzazione sul territorio degli uffici giudiziari -introdotta, con apposito emendamento, nella legge di conversione del decreto legge n. 138/2011 in materia di disposizioni per la stabilizzazione finanziaria e per il contenimento della spesa pubblica- non conterrebbe alcuna indicazione del presupposto di straordinaria necessità ed urgenza previsto dall’art. 77 Cost. mancando in essa qualsiasi richiamo alle premesse del decreto in conversione o alla materia in esso regolata, e presentando viceversa l’indicazione delle finalità di altro decreto legge (98/2011), peraltro già convertito (con legge 111/2011).
10.Di qui l’eterogeneità della Delega rispetto al contenuto del decreto in conversione, in quanto “confessoriamente legata ad altra legge”, con essa il complessivo “stravolgimento del sistema delle fonti… di produzione normativa delineati nella Costituzione”, in quanto “invertite e “piegate” per giustificare esigenze certamente diverse da quelle di straordinaria necessità ed urgenza”.
11.Il rilievo è fondato.
12.La Delega al Governo è stata introdotta con appositi emendamenti alla legge di conversione del d.l. n. 138 del 2011, denominato «misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo».
13.Il suo contenuto ha introdotto, rispetto alle contingenze di tale decreto, una normativa del tutto eterogenea, palesemente finalizzata a risultati diversi e di lungo periodo.
14.Nel preambolo del decreto si richiama la «straordinaria necessità eddi   emanare disposizioni per la stabilizzazione finanziaria e per il contenimento della spesa pubblica al fine di garantire la stabilità del Paese con riferimento all’eccezionale situazione di crisi internazionale e di instabilità dei mercati e per rispettare gli impegni assunti in sede di Unione Europea, nonché di adottare misure dirette a favorire lo sviluppo   e   la   competitività   del   Paese   e   il   sostegno dell’occupazione».
15.Il comma 2 dell’art. 1 introdotto nella legge di conversione recita, viceversa, nella parte iniziale: «Il Governo, anche ai fini del perseguimento delle finalità di cui all’articolo 9 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per riorganizzare la distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari al fine di realizzare risparmi di spesa e incremento di efficienza, con l’osservanza dei seguenti princìpi e criteri direttivi…».
16.Va quindi osservato che la stessa struttura della Delega, in quanto atto ad “operatività differita”- inidoneo a produrre effetti sostanziali immediati nei confronti dei cittadini ma solo effetti mediati conseguenti all’adozione del decreto legislativo- è per sua natura incompatibile con il presupposto del caso di straordinaria necessità e urgenza.
17.Nella specie detta inidoneità, e conseguente incompatibilità, è resa ancora più marcata dal termine di un anno conferito al Governo per l’esercizio della Delega (art. 1, comma 2 L. 148/2011) e di addirittura tre anni per i tribunali compresi nelle province di L’Aquila e Chieti (art. 1 comma 5 bis L. 148/2011), previsioni entrambe contraddittorie con il caso di straordinaria necessità e urgenza.
18.Sotto altro profilo va poi osservato che evidente, nel caso della l. 148/2011, è l’estraneità del contenuto della Delega all’oggetto e alle finalità del Decreto, ove si consideri che la Delega riguarda una materia, come quella della riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari, in nessun modo riconducibile alle finalità, indicata nel Decreto, di immediato “contenimento della spesa pubblica”, da cui scaturisce l’urgenza di fronteggiare “l’eccezionale situazione di crisi internazionale e di instabilità dei mercati e per rispettare gli impegni assunti in sede di Unione Europea” .
19.Parimenti da escludere è che detto collegamento possa ravvisarsi nella parte della Delega finalizzata alla realizzazione di risparmi di spesa, stante il carattere mediato e in gran parte ipotetico del conseguimento di tali risparmi, inerenti soltanto ai “risultati” della riorganizzazione, e quindi alla prospettiva, incerta e necessariamente di lungo periodo, in cui tali risultati vanno collocati (e ciò a tacere dall’efficacia differita propria della Delega legislativa), a fronte, viceversa, dell’immediatezza, certezza e attualità di risultati imposti dalla crisi e perseguiti col decreto legislativo.
20.Trattasi in altre parole di risparmi di cui si spera il conseguimento (peraltro nell’assai modesta misura già considerata) solo a riforma attuata e nell’arco temporale, di lungo periodo, in cui vanno collocati gli effetti di ogni riuscita riorganizzazione ispirata a normali criteri di buona amministrazione, ben al di là, pertanto, del quadro di immediatezza dei provvedimenti di contenimento di spesa imposti “dall’eccezionale situazione di crisi internazionale” e di instabilità dei mercati” in cui è fatta consistere la straordinaria necessità del Decreto Legislativo in conversione.
21.Va quindi osservato che la Corte Costituzionale nella Sentenza 355/2010, in cui richiama le sentenze 128/2008 e 171/2007 -dopo aver affermato che l’esistenza dei presupposti fattuali, di cui all’art. 77, secondo comma, Cost., può discendere “dall’intrinseca coerenza delle norme contenute in un decreto-legge” sia “dal punto di vista oggettivo e materiale” sia “dal punto di vista funzionale e finalistico”, potendo riguardare, nel secondo caso, anche materie accomunate dall’unico “intento di fronteggiare situazioni straordinarie complesse e variegate, che richiedono interventi oggettivamente eterogenei, afferenti a materie diverse”- chiarisce che in tale seconda ipotesi l’urgente necessità del provvedere deve in ogni caso discendere dall’essere detti interventi tutti “indirizzati all’unico scopo di approntare rimedi urgenti a situazioni straordinarie”.
22.Non può quindi non rilevarsi come detto approntamento di rimedi urgenti a situazioni straordinarie sia concettualmente estraneo alla materia della riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari, atteso che detta riorganizzazione -pur potendo certamente concorrere, con la totalità delle restanti materie, al conseguimento di obiettivi di risparmio- interessa un settore che, per la sua complessità e per i molteplici e differenziati aspetti legati al funzionamento degli uffici giudiziari di cui è necessario tener conto, richiede l’elaborazione di lunghi e approfonditi studi, e consiglia, come il Governo ha ritenuto di fare, sia la previsione di adeguati periodi di preparazione e contemporanea sospensione di efficacia delle norme dei decreti legislativi, sia la conservazione in capo al Governo, come previsto dalla Delega stessa (art. 1 c. 5° l. 138/2011), di poteri di successiva integrazione e correzione da esercitare al termine di ulteriori periodi di osservazione; il tutto quindi in un contesto di lunga programmazione del tutto antitetico a quello, di brevissimo periodo, della straordinaria necessità e urgenza.
23.Ciò vuol dire che la programmata riorganizzazione degli uffici non può consentire alcun immediato risparmio, utile agli urgenti contenimenti imposti dalla crisi internazionale, in quanto i risparmi perseguiti, potrebbero derivare, nel caso di riorganizzazione riuscita, non quale effetto immediato delle prime misure attuative, ma solo, “a regime”, quale risultato indiretto dell’operazione complessiva.
24.Sotto tale profilo è per contro evidente, come nell’immediato detta riorganizzazione sia destinata a produrre solo maggiori e cospicue spese, oltre a notevoli perdite di risorse, quali le spese legate ai costi di adeguamento o costruzione delle numerose strutture giudiziarie in cui ospitare il personale, gli utenti e i fascicoli degli uffici soppressi (particolarmente onerose nel caso del Tribunale di L’Aquila da ricostruire di fatto ex novo), i costi di trasporto di fascicoli e arredi nonché le perdite sia delle risorse fisiche, costituite dagli edifici in cui sono attualmente ubicati gli uffici soppressi (la gran parte di proprietà statale o in uso gratuito, come nel caso del Tribunale di Sulmona), sia delle risorse umane costituite dal personale più anziano degli uffici soppressi inevitabilmente incentivato al collocamento in quiescenza allo scopo di evitare il trasferimento.”