DAL SETTECENTO NAPOLETANO AI MASTER IN ALBANIA

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6 MAGGIO 2012 – Si parla stamane con grande interesse (e a ragion veduta) di Antonio Genovesi, che fu uno dei massimi intellettuali del Regno delle Due Sicilie nella seconda metà del Settecento ed influenzò molti illuministi, suoi giovani allievi. Il suo “Discorso sopra il vero fine delle lettere e delle scienze” è stato ripubblicato e se ne trae spunto, però, per rimarcare  come questo sarebbe nato “dalle condizioni miserabili del Regno di Napoli”.

Oddìo, non è che un secolo dopo le condizioni dei sobborghi di Londra fossero migliori, se Dickens riempiva pagine e pagine sullo sfruttamento dei minori e su ogni nefandezza succedeva all’ombra della Torre. Per non parlare di quello che succedeva in Piemonte o in Veneto, dove i contadini erano attaccati da ogni tipo di malattia; o negli Stati Uniti, dove i coltivatori nelle piantagioni di cotone venivano, sì, portati sul posto di lavoro a bordo di mezzi pagati dal proprietario, ma in catene e direttamente dall’Africa. Del resto, non è proclama di qualche anno fa che a Guantanamo sarà soppressa la tortura?

Questo, di certo, non giustifica che nel Regno delle Due Sicilie si tenessero alla fame alcuni lavoratori. Ma almeno possiamo consolarci del fatto che quella società esprimesse, appunto, persone come Genovesi, o come Gaetano Filangieri, con la sua indimenticata “Scienza della legislazione” e con la esposizione di sublimi canoni sociali per una giustizia anche tra lavoratori e possidenti? O dobbiamo osannare sempre il Nord, che tanti esempi nel ‘700 proprio non ce ne ha dati in fatto di alta cultura, anche se oggi ha in gran parte recuperato e dà un esempio ai giovani studenti: quello di andare a laurearsi in Albania…?