D’ALFONSO CAMBIA IL NOME ALLE STRADE

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DALL’ALTO DEL 40,8%, ASFALTA MEGLIO DELLA PEZZOPANE

6 LUGLIO  2014 – Dunque, dopo l’annuncio di voler collegare Pescara all’Aquila con il treno in un’ora e venti minuti “via Pratola Peligna”, il presidente della Giunta regionale Luciano D’Alfonso ieri ha programmato incisivi interventi sulla viabilità regionale. Tra questi,  il terzo e il quarto lotto della Strada Statale 17 “da Amatrice all’Aquila con proseguimento sulla direttrice San Gregorio-Navelli-Bussi sul Tirino”. (Nella foto la SS 17 in corrispondenza di Pratola Peligna, dove si registrano i parametri di maggiore pericolosità per la ristrettezza della carreggiata e la pendenza, la minore visibilità per la presenza di dossi e il più intenso livello di traffico per lo svincolo con la A25)

Una mappa dell’Abruzzo aiuterebbe

Qualcuno dovrebbe dare una mappa dell’Abruzzo a Luciano D’Alfonso, che invece di ritirarsi in convento prima del risultato delle elezioni avrebbe potuto più proficuamente programmare gli interventi regionali. La Strada Statale 17 incomincia ad Antrodoco e finisce vicino Foggia: lui è funzionario dell’Anas e dovrebbe sapere che, staccandosi dalla Strada Stale 4 “Salaria”, in una curva a gomito proprio al centro del paese delle castagne, prosegue per Sella di Corno (un po’ prima c’è il bivio per Pian di Rascine, dove i Carabinieri nel 1974 uccisero, pare a distanza ravvicinata e senza necessità alcuna di difendersi, alcuni esaltati che facevano un campo militarista). Poi c’è L’Aquila, con la statua di Celestino V abbellita dalla faccia del Cardinale Confalonieri al posto di quella del Santo. Quindi Poggio Picenze, Barisciano, Navelli, Popoli, Sulmona (eh sì, c’è anche quella…) Roccaraso, Castel di Sangro, Ponte Zittola. Poi è tutta materia sua perché quando non fa il politico lavora all’Anas del Molise; poi, sempre seguendo il tracciato di un tratturo, sfocia nella Capitanata.

A questo canovaccio si possono aggiungere piccole diramazioni, alcune varianti rese indispensabili dall’ingente flusso di Tir che percorre l’antica “Via Minucia”. Ma parlare di Amatrice per riferirsi alla Strada Statale 17 è come parlare della Via Aurelia che passa per Venezia. Certo, Matteo Renzi sarebbe capace di sostenere che solo i gufi e i professoroni possono negare che la Aurelia passi per Venezia, ma D’Alfonso viene troppo dalla vecchia scuola democristiana per discostarsi così dal dato reale. La realtà, secondo il protocollo dei dorotei, si deve pur sempre adattare alle esigenze della dialettica e della politica, ma se a Gaspari chiedevate dove stessero paesi e strade non sbagliava di un metro, tanto è vero che, quando fu accusato di servirsi degli elicotteri dello Stato, disse che lo aveva fatto per indicare ai piloti dove si trovassero i paesi che cercavano.

Il precedente della Corfinio-Collepietro

Per venire al dunque: D’Alfonso deve contraccambiare i voti che gli sono pervenuti dall’ambito aquilano (il 54%) e deve assecondare le esigenze dell’Aquila di disporre di un sistema viario sproporzionato perché è dispersa in mezzo alle montagne. In passato è stato fatto di peggio, con un traforo del Gran Sasso sulla A24  che non serve a nessuno perché replica un’autostrada dal tracciato più comodo e più sicuro, quello della A25. Confessare apertamente questo intreccio non è da doroteo, e neanche da dc tout court. Allora si arrampica su strade che non hanno il nome che mette loro. Per esempio, da Navelli a Bussi c’è una strada statale e si chiama 153. Che c’entra il III o il IV lotto della SS17?

Si dirà: ma a voi di Sulmona cosa interessa se lo Stato vuole dilapidare i soldi per strade che si chiamano in un altro modo? Un po’ ci interessa perché quei soldi sono anche nostri come Italiani. Ma molto di più ci interessa se ricordiamo lo storno di soldi che dovevano andare alla rettifica della SS17 da Corfinio a Colle Pietro (evitando le svolte di Popoli e lo stesso sconfinamento in provincia di Pescara onde per raggiungere il capoluogo da Sulmona bisogna… passare per un’altra provincia). Tutti quei soldi, quando già era pronto il progetto, furono dirottati per costruire l’orribile variante urbana della SS 17 al centro dell’Aquila, rimasta a metà, quindi con tempi di percorrenza mostruosi. Ora la vera SS 17 ha bisogno di tanti interventi, anche strutturali, per le crescenti esigenze di traffico nel tratto che va dal casello autostradale di Pratola – Sulmona all’innesto con la superstrada (che è SS 17 dir) a Castel di Sangro. Qui si tratta di migliorare il collegamento di merci tra le Marche e la Campania, che trova in questo tratto un punto nodale e talvolta una strettoia inammissibile per il livello richiesto a strade europee. Spendere i soldi dello Stato dicendo che Amatrice sta sulla SS17 o che la SS 17 serve a raggiungere Amatrice vuol dire inventarsi di sana pianta storia e assetti stradali. Dire che si interviene sulla SS17 migliorando l’asse San Gregorio-Navelli-Bussi sul Tirino vuol dire anche qualcosa di più: vuol dire sparare bugie vere e proprie, che solo l’assenza di ogni stimolo critico e di ogni studio della notizia da parte dei giornalisti può far passare per conferenza stampa.

La bretella da Pratola a Pratola Superiore

Pari dimestichezza D’Alfonso mostra di avere nell’analisi della rete ferroviaria, se dice di poter collegare Pescara a L’Aquila “via Pratola”. Pratola ha due stazioni: l’una sulla Roma-Pescara, l’altra (Pratola Superiore) sulla Sulmona- L’Aquila. Ora ben comprendiamo che, ricevuto l’ordine dall’Aqula di radere al suolo Sulmona (o forse di asfaltarla, secondo una terminologia cara alla mite sen. Stefania Pezzopoane, v. “Premiata ditta Pezzopane conglomerati bituminosi” nella sezione INQUIETANTI VERITA’ di questo sito), D’Alfonso si voglia limitare a far morire d’inedia i Sulmonesi, scavalcandoli con un collegamento tra la stazione di Pratola e quella di Pratola Superiore. Ma che addirittura si debba costruire una linea ferroviaria dentro una cittadina (o sopra, chissà…) ci sembra più afflittivo per i pratolani che per i sulmonesi. E tutto questo perché L’Aquila ha votato in massa D’Alfonso? Questo non è neanche l’Abruzzo dei campanili: è l’Abruzzo degli arroganti che dicono di non temere il giudizio della magistratura e che politicamente fanno peggio dei reati che vengono loro addebitati.

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