D’ALFONSO EX SINDACO COME SE FOSSE ANTANI

621

DISARMANTE FUMOSITA’ NELLA TEORIA DEI FLUSSI REGIONALI

12 MARZO 2014 – Tra i benefici di fare politica adesso c’è anche quello che si può con albagìa proclamare: “Non faremo programmi se non siamo sicuri di poterli realizzare, basta con la politica delle promesse elettorali”.

Se si pensa a quanto si diceva nelle campagne elettorali fatte con cortei di automobili strombazzanti e con comizi straripanti, si potrebbe sostenere che stiamo anni luce avanti nel cammino della civiltà. Ma se guardiamo e sentiamo quanto si dice per vincere le “primarie” e le elezioni vere e proprie, dobbiamo solo prendere atto che si sono fatti passi indietro; e molti. In particolare, di programmi non ha parlato in queste primarie l’ormai candidato Luciano D’Alfonso, che dovrebbe diventare presidente della giunta regionale.

E non è che non lo abbiamo seguito con attenzione. Andammo apposta a sentirlo a Raiano a novembre e pensammo che stava solo per rodarsi prima di parlare di vera e propria politica (v. “D’Alfonso celebra i ristoranti sulmonesi” nella sezione EDITORIALE di questo sito). “Dopo il lungo silenzio – ci dicemmo – è giusto che riprenda familiarità con la comunicazione, con una stanza nella quale ci sono molte persone a sentirlo; insomma non si può pretendere che dimostri scioltezza appena torna alla luce”. Un primo dubbio sulla effettiva consistenza del suo messaggio, a prescindere dalla forza comunicativa dell’oratore, rimase acuto quando finì di parlare e constatammo che non aveva accennato minimamente, lui già sindaco di Pescara, alla proposta di Sulmona di passare alla provincia di Pescara. Eppure erano passati dieci giorni appena dalla costituzione, con assemblea pubblica, del comitato per trasferire il centro-Abruzzo nella giurisdizione amministrativa del capoluogo adriatico. E peraltro D’Alfonso aveva trovato modo di informarsi e riflettere sulla costituzione della “grande Pescara”, mediante l’accorpamento di Pescara, Montesilvano e Francavilla. E aveva detto un “no” deciso.

I flussi regionali e lo scappellamento a destra

Quando è passato ad affrontare il ruolo di Sulmona nella regione, siamo rimasti basiti perchè, come diceva il titolo dell’articolo, il futuro governatore dell’Abruzzo assegnava alla città di Ovidio una funzione che stroncava ogni velleità industriale, artigianale, culturale, del terziario avanzato, tecnologica, universitaria, giudiziaria, penitenziaria, sportiva, agliorossista. Luciano D’Alfonso cominciò a parlare come nel famoso film “Amici miei” di “flussi regionali”, onde lui vedeva in Abruzzo non le città con il loro teatro, i loro ristoranti, le loro università, etc, ma una regione con industria in un luogo, ristoranti in un altro, università in un altro, poli commerciali in un altro, cosìcchè a lui sembrava un punto di arrivo mangiare nei ristoranti di Sulmona, andare a teatro a L’Aquila, etc.

Ex sindaco come se fosse Antani, snocciolava una visione del territorio che era sfuggita a Gaspari e a Natali, con scappellamento a destra. Tapioca. La supercazzola brematurata proseguiva imperterrita, anche perchè non era, quello di Raiano, un convegno aperto al dibattito e l’uditorio era formato da ascoltatori di stretta osservanza, ma così stretti che non riuscivano neanche a togliersi il cappotto sebbene facesse caldo. Intanto il quasi governatore non disse un parola sul tribunale che stava per essere (e sta per essere) soppresso. E a distanza di quattro mesi da allora non ha detto una parola sul tribunale e sull’aspirazione di Sulmona di passare a Pescara, né più, né meno di quanto disse Gaspari sulla aspirazione di Sulmona di diventare capoluogo di provincia; anzi di meno, perchè se non altro Gaspari la sparò grossa dicendo che altre province non si sarebbero fatte in tutta Italia, rischiando di essere smentito (come venne smentito con altri quindici capoluoghi di provincia, ma non Sulmona e Avezzano). D’Alfonso è stato di più… stretta osservanza democristiana, non sbilanciandosi neanche a fare una previsione.

Ora tutti a fare i camerieri

Tutto questo, ovviamente, non è servito ad impedire che i pochi che a Sulmona hanno ancora lo stomaco di votare Pd andassero domenica scorsa a votare alla primarie e, dimenticando che D’Alfonso non ha neanche privilegiato almeno la scelta agliorossista di Sulmona (che non si è mai negata neanche nei comizi di chi vedeva Sulmona per la prima volta), ha votato per Luciano D’Alfonso, privilegiato per il non avere sostanziali e sostanziosi avversari. Ora è un fatto che il Nostro sia stato superato e anzi surclassato dalla fumosità degli impegni del capo del Pd, Matteo Renzi, del quale abbiamo già intuito la terminologia da conte Mascetti e non solo perchè è di Firenze, né siamo stati troppo severi, perchè la stessa impressione (“girandola di parole a vuoto”) ha avuto qualche giorno dopo Gustavo Zagrebelski, presidente emerito della Corte Costituzionale, che non deve ossequio a nessun inciucio e a nessuna regola di aderire al “politicamente corretto” (è un nostro modello, quindi qualche volta può capitare che asseriamo grezzamente qualcosa che egli dice meglio dopo). Ma questo non toglie che chi vota, in tale contesto, Luciano D’Alfonso, aderisce all’unico programma che finora ha illustrato e, dunque, meriterà di fare tutt’al più il cameriere in qualcuno dei ristoranti del previsto assetto dei flussi regionali. Questo andava detto senza nulla togliere alla figura dei camerieri, ovviamente, ma togliendo molto alla dignità degli elettori di Sulmona, certamente.

Please follow and like us: