D’Alfonso in trincea: nel senso che non esce dai nascondigli

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A SULMONA SI IMBOSCA IN UNA FABBRICHETTA, AD ATRI EVITA IN EXTREMIS IL CONVEGNO NEL QUALE LO CERCANO I PARENTI DEI MORTI DI RIGOPIANO

21 FEBBRAIO 2018 – Un gruppo di parenti di vittime della slavina di Rigopiano ha protestato ieri ad Atri per l’assenza del presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso, ad un “convegno”. Lo avrebbero voluto incontrare, ma poco prima dell’evento si è saputo dell’imprevista rinuncia.

La campagna elettorale di Luciano D’Alfonso si va caratterizzando più per le assenze che per le presenze. Assente dove qualcuno poteva dirgli qualcosa di spiacevole per Rigopiano. Assente a Sulmona nel giorno nel quale Alessandro Di Battista riempie Piazza XX Settembre; o, meglio, accuratamente confinato, nella stessa giornata, in un piccolo stabilimento di prodotti pre-parati per la cucina, quando D’Alfonso sente odore di contestazione si dilegua (a meno di trovare scudo in altre figure istituzionali che farebbero apparire antipatiche le contestazioni); e oggettivamente nella sua condizione, tanto per Rigopiano che per Sulmona, non ci sono molti argomenti per affrontare la contestazione.

Non si sa ancora se D’Alfonso uscirà dai nascondigli e terrà un comizio alla luce del sole, come quello piuttosto deludente, in quanto a partecipazione e ad argomenti trattati, nelle elezioni regionali di qualche anno fa; peccato se non lo terrà, non tanto perché pensiamo a chissà quale reazione potrebbe avere la gente di questa landa bersagliata con i suoi provvedimenti sulle schifezze del porto di Pescara, altamente inquinanti, che sono state da lui destinate alla discarica di Sulmona (dove un qualsiasi terremoto come quelli registrati da dieci anni ad oggi li faranno filtrare copiosamente nelle falde sotterranee per farli rispuntare, guarda un po’ che coincidenza, a Bussi), o con le sue proposte sulla soppressione di reparti dell’ospedale, o sulla eliminazione della autostrada dalla Valle Peligna o della ferrovia da Pescara a L’Aquila dalla stazione di Sulmona.

Non ci interessa un fico secco se sarà applaudito o meno (è questione che attiene all’autolesionismo atavico dei Sulmonesi), quanto di vedere in faccia chi lo sosterrà in questa sua imbarazzante avventura in Piazza XX Settembre: se sarà ancora Bruno Di Masci che lo accompagnò appena sei mesi fa nei pressi dell’incendio del Morrone rimanendo nascosto in macchina; o se sarà Andrea Gerosolimo, che lo sostiene in giunta in tutti i provvedimenti che devastano Sulmona; o se sarà la sindaca, che si attiene a quello che le dice di fare Gerosolimo; o se sarà Franco Iezzi, che lo ha accolto per anni a braccia aperte nell’Abbazia celestiniana con un atteggiamento che dire scodinzolante è dire poco, per poi inveirgli contro quando ha saputo che non lo avrebbe avuto a fianco per la sua conferma (mica per quello che ha fatto per dare l’eutanasia a Sulmona e a tutto il circondario: quella è roba che non va oltre il suo cortissimo naso); o se sarà Angelo Caruso, che lo accolse festante durante la campagna per essere eletto sindaco a Castel di Sangro e ne volle tessere le lodi (“condividiamo una visione strategica importante non solo per Castel di Sangro ma per tutto l’Abruzzo”; slurp slurp…da superlavoro delle ghiandole salivari) quando già si trasfigurava da Attila del centro-Abruzzo, salvo poi passare armi e bagagli al ritenuto nuovo astro nascente di Andrea Gerosolimo, ma con tempismo da sfigato, visto che il “leader minimo” non è più segnalato da varie settimane nelle rotte politiche regionali e condominiali; o “Fabbricacultura”, che è stata superlodata da “big Luciano” anche nel periodo nel quale allestiva raccapriccianti vestizioni di Publio Ovidio Nasone.

Tutti questi personaggioni, ma non solo loro, evidentemente, vorremo scrutare nella Piazza che accoglierà (ma siamo già a dieci giorni dalle consultazioni e non si ha sentore di tale avvenimento) il “governatore” che vuole portare “l’Abruzzo al governo”; l’Abruzzo certamente, senza il suo centro…