COLTI RIFERIMENTI MITOLOGICI E MITOMANIE SULL’INCENDIO DEL MORRONE
6 SETTEMBRE 2017 – Presentando la sindaca di Sulmona al presidente del Consiglio dei Ministri, il “governatore” dell’Abruzzo, Luciano D’Alfonso, l’ha definita “eroina dell’incendio del Morrone”.
Brutti scherzi può fare la lettura intensa e improvvisa di Ovidio. Certamente D’Alfonso, nel Bimillenario, voleva sfoggiare la sua cultura sulle “Heroides”, cioè le lettere di eroine ricche di riferimenti mitologici, che però il “Governatore” adatta alle più prosaiche mitomanie; per dirla in romanesco, alle fregnacce.
Oppure D’Alfonso, da immaginifico che è, immagina molto. E immagina che davvero Annamaria Casini potesse stare sulla linea del fuoco il 19, il 20, il 21 e il 22 agosto, quando se la spassava bellamente in vacanza e mandava la vice Mariella Iommi. Eppure lui c’era; e dunque gli si allunga il naso se definisce eroina chi non c’era.
Paulo majora canamus, per scrivere con Pascoli e risolleviamoci con l’ipotesi che D’Alfonso volesse raccontare a Gentiloni, come D’Annunzio, ma prendendolo per il naso, “la favola bella che ieri ti illuse e oggi ti illude”, cioè che una sindaca, mentre va a fuoco il patrimonio boschivo più importante del suo Comune, fatto da rimboschimenti di cento anni fa, invece di spassarsela in vacanza, visto che nessuno le ha ordinato di fare il sindaco, si precipiti a fare ordinanze per spegnere i primi focolai quando è ancora in tempo. E’ stata una favola; e purtroppo neppure con il bel finale.






