DALLE METAMORFOSI DI OVIDIO LA MIGLIORE TRADUZIONE PREMIATA

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Narciso si specchia nel Certamen e vince

10 APRILE 2010 – Quasi ottanta partecipanti in una sfida letteraria internazionale tra liceiNella prima giornata di incontri e relazioni tra i protagonisti del  XII Certamen Ovidianum Sulmonense si sono succedute le relazioni della Prof.ssa Cristina Vallini, dell’Università Orientale di Napoli (nel pomeriggio di inaugurazione al cinema “Pacifico” e, la sera, del prof. Domenico Silvestri, anch’egli della “Orientale”, alla conviviale del Rotary Club. A fianco del concorso per la traduzione di un brano del poeta sulmonese si tengono le “Giornate di studio : racconti d’amore e amore di racconti”, con la collaborazione del Ministero dell’Istruzione e il patrocinio dell’Ambasciata di Francia, del Comune di Sulmona, della Provincia dell’Aquila e della Regione Abruzzo.

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Dopo il Sessantotto il ruolo del primo della classe non è che abbia riscosso grandi applausi: magari un “grazie” per la versione passata a tutti i compagni e una implorazione per il caso che la traduzione non venisse divulgata con i tempi consoni alla copiatura.

Ma anche adesso la scuola non ha recuperato la selettività e sembra che sia ancora disdicevole fare a gara per conquistare il primo posto sul podio. La meritocrazia non è tornata un valore; e per giunta lo stress da competizione pare che sia molto dannoso alla maturazione e alla creatività.

Insomma è destinato a godere di pessima stampa un certamen ? Il prof. Domenico Silvestri, presidente della commissione che gli ottanta compiti del 2010 deve leggerli uno per uno, la mette su un altro piano: “Il certamen è una competizione, ma non con gli altri: con se stessi”. E’ già un bel sollievo non sentire il fiato sul collo quando si sta per consegnare o quando non si imbrocca il senso della frase: tradirebbe un senso di rilassata considerazione dei propri meriti, se si leggesse la frase del docente della “Orientale” di Napoli senza la dovuta attenzione. In effetti, la competizione con se stessi è molto più dura di quella con gli altri, perché dà il giusto metro dei progressi e dei fallimenti, senza intermediazioni e senza alibi.

Calibra bene le sue parole mentre ad ascoltarlo sono gli altri componenti della equipe di scrutatori dei compiti: Ovidio per primo avrebbe evitato di dar peso ai titoli accademici e alle esteriorità, quando si trattava di descrivere lo straordinario fenomeno per il quale è rimasto famoso e sempre, forse, lo rimarrà: le Metamorfosi, che sono la descrizione di “cose che cambiano, ma nel cambiare persistono”. Per avvicinare gli studenti ai classici, occorre dismettere i titoli accademici e dimostrare amore verso chi apprende, come nell’episodio di Fetonte, quando il Sole con il suo carro, avvicinato dal figlio, per metterlo a suo agio, si toglie i raggi che gli splendono attorno. Grande sensibilità nelle relazioni tra gli uomini Ovidio seppe esprimere. E questo lo rende un poeta che coinvolge il lettore. “Ovidio è riuscito prima di tutto a proporsi in un grande e forse non ripetuto abbinamento: quello tra il piacere e l’intelligenza”, che secondo Silvestri è un delicato equilibrio, scaturente da una grande conquista culturale.

Identica analisi non si può fare per l’approccio di molti docenti dei giorni nostri; quindi non è il caso di prendersela troppo con gli studenti, neanche con quelli che non si avvicinano ai classici neanche se legati ad una sedia come si faceva legare Vittorio Alfieri e che si limitano ad aspettare che da qualche parte possa passare il foglietto con la traduzione del compito in classe.

Il  1° PREMIO del “Certamen ovidianum sulmonense” consiste in un volume autentico delle “Metamorfosi” del 1570, nella traduzione di Lodovico Dolce e arricchito da 61 incisioni xilografiche ad un terzo di pagina del testo. Nella foto il volume, offerto dal Rotary Club di Sulmona, è mostrato dal Presidente della “Associazione Amici del Certamen”.

 

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