DISEGNANDO CASTELLI DI CARTA

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10 FEBBRAIO 2024 – E’ introdotto da una immagine di un tenebroso e affascinante “Angelo caduto” , contornato da stupenda chioma, il paginone centrale dell’inserto su Publio Ovidio Nasone del numero di carta del Vaschione (si leggono le prime correzioni) , in edicola appena lo rilasceranno le ritmiche macchine della tipografia che è un programma già nel nome simbolo di Marinetti, “La Moderna”, tradotto per noi sulmonesi in Marinucci (Enzo).

Lo sguardo dell’angelo che fu il più bello degli angeli, e che simboleggia la parabola del Sulmonese a Roma, è ripreso da una riedizione del “De Ira” di Seneca, per i continui riferimenti a chi cadde fulminato dal Giove in terra che fu Augusto. Ma non è portato come esempio degli effetti del vizio capitale, quanto come artefice delle migliori descrizioni: quelle che si leggono nelle Metamorfosi. Come l’anno scorso, l’”editio minor” del Vaschione esce poche settimane dopo quella importante di Natale e prima di elezioni regionali (c’è una pagina dedicata anche a questo) che da noi finiranno per essere una burla, dato il numero eccessivo di candidati nella Valle Peligna. Anzi: della Conca di Sulmona, come opportunamente la chiama Margherita Erriu nelle previsioni del tempo, e anche di questo parliamo nel numero di carta, fatto apposta per valorizzare la stessa materia della quale sono costruiti i castelli dai sognatori, quelli che fanno la vera letteratura e i giornali più affascinanti, anche se, come Fetonte, sono più esposti degli altri alle cadute.

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