DOVRANNO PASSARE SUI NOSTRI CADAVERI

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ESPREMA SOLUZIONE ALLE IMPOSIZIONI DALL’ALTO DI UNA REGIONE CHE AVVELENA E SVUOTA LA VALLE PELIGNA

9 GENNAIO 2018 – Intervistato nel programma “6 su Radio Uno” della Rai nazionale, stamane il presidente della regione Abruzzo D’Alfonso ha riferito di aver sospeso ieri la decisioine sul conferimento dei rifiuti di Roma in Abruzzo, inviando una nota alla sindaca Raggi per conoscere quantitativi effettivi dei rifiuti da conferire, periodo di tempo di tale conferimento, modalità di soluzione delle difficoltà che si determineranno nella circolazione lungo le arterie periferiche per il transito degli automezzi recanti le immondizie, nonché i costi e le modalità di pagamento. D’Alfonso ha dato disponibilità per lo scarico dei rifiuti da Roma all’Abruzzo, sottolineando che l’Abruzzo, con gli impianti dei quali è dotato, potrà nel 2022 recepire ingenti quantitativi da trattare anche da altre regioni. Ha anche detto che è impegno dell’Abruzzo evitare che, per le ragioni storiche e turistiche della Capitale, possa verificarsi una emergenza del tipo di quella prospettata per Roma nel caso che i rifiuti (inizialmente destinati all’Emilia Romagna) non fossero recepiti in altri siti, compresi quelli abruzzesi.

Prima di inviare questa nota per chiedere chiarimenti e prima di fornire la disponibilità, D’Alfonso non ha sentito tutti i sindaci del territorio interessato; non i presidenti dei Parchi nazionali. Dopo aver inviato a Sulmona i fanghi del porto di Pescara, D’Alfonso non ha spiegato come e perché il suo provvedimento è in deroga alla disciplina di tutela della salubrità dei luoghi e della popolazione, né ha detto se i contenitori (o le vasche) nei quali i rifiuti saranno collocati siano costruiti con rigidi criteri di resistenza sismica per evitare che, di qui a dieci o venti anni non disperdano il contenuto altamente tossico dei fanghi nella falda che dalla Majella transita al di sotto dell’impianto di Noce Mattei (nei pressi delle Marane) per raggiungere la parte bassa della Valle Peligna e riemergere prima di Bussi per convogliare nel Pescara.

Viene del tutto a mancare il rapporto di consultazione e partecipazione, essenziale per la sussistenza stessa di una democrazia e per consentire ai cittadini amministrati di esercitare i loro diritti.

A questo modo e a queste imposizioni non si può rispondere con i ricorsi amministrativi, ovvero con manifestazioni di tiepido dissenso ovvero, peggio, con l’allestimento di “tavoli” secondo la strategia del rinvio delle opposizioni.

Occorre impedire, anche fisicamente, come è stato fatto in altre regioni, ma anche in Abruzzo, che le decisioni così assunte vengano rispettate solo perché promananti da una autorità che avrebbe dovuto seguire altri percorsi per dimostrare la propria legittimazione democratica. Il riferimento che lo stesso D’Alfonso fa sulle conseguenze sulla viabilità secondaria (diversa da quella autostradale) per il transito dei tir che porteranno i rifiuti da Roma è indicativo del carico di degrado al quale sarà destinata la Valle Peligna. Ma non è il solo, né il più importante, perché attraverso queste decisioni non condivise si giunge a destabilizzare il panorama stesso del funzionamento istituzionale; un precedente che varrà per altre, irreversibili imposizioni in termini di sviluppo e di rinascita delle zone interne dell’Abruzzo.

Il movimento di opinione che nel novembre 2013 si raccolse intorno alla iniziativa de “Il Vaschione” di trasferire il territorio del centro-Abruzzo nella provincia di Pescara ha raccolto crescenti consensi ed ha raggiunto importanti risultati, peraltro rimarcando quello che è il naturale collocamento di Sulmona nelle circoscrizioni amministrative, tanto che alle prossime elezioni politiche il centro-Abruzzo parteciperà di un collegio con Pescara e non  dell’Aquila. Il comitato che si costituì il 3 novembre 2013 (con esplicita esclusione di iscritti ai partiti politici) e che scelse in rigorose elezioni il consiglio direttivo ha dimostrato che la risposta della base dei cittadini sulmonesi è pronta e non passa per le pantomime delle dimissioni del sindaco o nelle passeggiate di finta protesta a Palazzo Chigi. Una terra alla quale si chiede di rinunciare all’autostrada, alla ferrovia, a importanti strutture nei servizi (tribunale e interi reparti ospedalieri) e, in contrapposizione, di ricevere i rifiuti che nessuno vuole o gli impianti di spinta di metanodotti che nessuno vuole, ha il diritto di rispondere in modo diverso dalle ipocrite dichiarazioni di intenti dei suoi rappresentanti politici. Questo comitato e queste linee costituiscono il punto di riferimento dei cittadini liberi, che sono tanti sebbene abbiano avuto finora maggiore visibilità i servi dei politici che si aspettano (e spesso ottengono) adeguate contropartite da chi tradisce quotidianamente il diritto di una comunità a sopravvivere dignitosamente.