E il grande politico D’Alfonso si trovò assediato da un consiglio comunale in trasferta

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PARADOSSALI COLPI DI SCENA PER L’APPRENDISTA STREGONE

8 APRILE 2015 – Sarà la grande giornata della protesta quella del consiglio comunale in trasferta.

Non si ricorda un caso analogo, se non qualche sporadica riunione al di fuori del municipio: in fabbrica per esempio. La portata della indignazione sulmonese si percepisce dal riscontro che personaggi per solito antagonisti della città, come Stefania Pezzopane, hanno dato alla vigilia del viaggio a L’Aquila di sindaco, consiglieri e cittadini. Con una iniziativa chiaramente strumentale, la sen. Pezzopane ha chiesto di revocare il decreto di chiusura; non ha pensato alla circostanza che lei stessa è (o era) iscritta allo stesso partito (che comunque l’ha eletta) dal quale si è levata la condanna definitiva del punto-nascite  tramite le parole dell’assessore regionale Paolucci. In tutte altre faccende affaccendate, la sen. Pezzopane deve anche aver dimenticato che del Pd fa parte D’Alfonso, presidente della giunta regionale, che, prima di lasciare il lavoro sporco a Paolucci, aveva dato il massimo limitandosi a girare il problema a ministro Lorenzin, senza spendere un grammo della sua carica per evitare la chiusura.

Insomma, un Pd che si presenta all’appuntamento di domani profondamente lacerato, anzi decisamente privo della fisionomia stessa di partito.

Per giunta, il partito della chiusura del punto-nascite sta avvertendo le gravi conseguenze di aver lasciato la protesta all’opposizione. Appena l’ha capito, in ritardo, ha parlato di sovraesposizione del capogruppo di Forza Italia Luigi La Civita, che avrebbe sfruttato per pubblicità sua le giornate di occupazione dell’aula magna del Comune. Anche questo è un segno che la protesta monta ed ha colto di contropiede il Pd, forse sicuro che gli “indignados” sulmonesi si fermassero alle blande proteste come per la soppressione del tribunale. Gestire una protesta così marcata, fatta con i pullman organizzati per muovere quanta più gente possibile, è, del resto, la controprova di come D’Alfonso e la politica siano due entità diverse. Il presidente della giunta si è rifiutato di trattare l’argomento al consiglio regionale di due settimane fa ed ha ottenuto il bel danno, in termini di immagine, di un consiglio comunale che lo assedia sotto il suo palazzo. Una mossa da pollastro; o, più semplicemente, da arrogante sapientone che pensa di controllare ogni reazione di cittadini sfiduciati e assonnati. Deve aver chiesto un “report” a Bruno Di Masci che l’avrà assicurato che Ranalli senza il suo permesso non muove un dito; ma l’imprevisto sarà stata la determinazione di Ranalli a non finire in graticola davanti ai suoi concittadini, vista come s’era messa l’occupazione del municipio.

Il problema è che peggiore di questa Sinistra c’è solo questa Destra, che, in quanto a soppressioni, non si fa mancare niente.